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	<title>AISO Associazione Italiana di Storia Orale &#187; Progetti della memoria</title>
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		<title>STRADE DEL RICORDO. Luoghi, percorsi e narrazioni delle memorie pubbliche e private nel goriziano</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 10:32:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LAVORI IN CORSO]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti della memoria]]></category>
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Il progetto Strade del ricordo parte da una  necessità: quella di colmare, in un’area ricca di storia come la zona di  confine tra Italia e Slovenia, l’assenza di un progetto complessivo  finalizzato allo studio e alla divulgazione creativa delle molteplici  memorie relative al suo passato. Un progetto di comunicazione di respiro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/PIAZZA-TRANSALPINA-def.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1559" title="PIAZZA TRANSALPINA def" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/PIAZZA-TRANSALPINA-def-300x200.jpg" alt="PIAZZA TRANSALPINA def" width="300" height="200" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto <a href="www.quarantasettezeroquattro.it" target="_blank"><em>Strade del ricordo</em></a> parte da una  necessità: quella di colmare, in un’area ricca di storia come la zona di  confine tra Italia e Slovenia, l’assenza di un progetto complessivo  finalizzato allo studio e alla divulgazione creativa delle molteplici  memorie relative al suo passato. Un progetto di comunicazione di respiro  internazionale, un punto di partenza per la valorizzazione della  ricchezza storica del territorio che faccia risaltare la complessità  degli eventi che lo hanno caratterizzato nel corso del Novecento. Si  intende prendere come punto di partenza il periodo a cavallo della  creazione del confine italo-jugoslavo, una frontiera che ha segnato  profondamente l’area, riconfigurandone gli equilibri etnici, politici,  culturali, geografici e urbanistici, ma soprattutto che ha lasciato  profondi segni nei ricordi delle popolazioni. A partire da quella data,  indietro ed avanti nel tempo, si potranno rintracciare antecedenti e  conseguenze storiche della creazione di un confine di cui si discute  molto, ma le cui origini e vicende spesso non vengono raccontate né  messe in discussione dalle nuove generazioni. L’assenza di una  riflessione scientifica globale su queste problematiche provoca, non di  rado, la creazione di stereotipi e la scarsa consapevolezza negli  abitanti di far parte di una comunità che ha un complesso passato da  narrare e da trasmettere. Le memorie sul confine saranno un punto di  partenza per la creazione di un programma di attività ampio e  articolato, che si stacchi dagli ambiti strettamente accademici per  coinvolgere attivamente la popolazione sul territorio italiano e  sloveno, offrendo percorsi didattici, museali e di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Strade del ricordo</em> è un  progetto quadro all’interno del quale realizzare una rete di iniziative  correlate e coordinate che, sviluppandosi attorno ad un obiettivo  comune, si avvalgono delle competenze e della creatività di esperti  (soprattutto giovani) afferenti a diverse discipline. L’intento  principale è quello di coordinare le numerose ricerche che affrontano il  problema delle memorie  relative a quest’area, col fine di creare nuovi  luoghi e momenti di divulgazione critica e partecipata. Iniziative tese  ad un confronto e dialogo tra diverse generazioni ma, soprattutto, tra  diversi punti di vista, al fine di contribuire a creare un processo di  dialogo e di riconoscimento reciproco. Ragionare sulla rielaborazione  delle memorie – siano esse individuali, collettive o pubbliche – in  un’area di frontiera, segnata per lungo tempo da contrapposizioni  etniche, politiche ed ideologiche, necessita innanzitutto di un lavoro   basato su una ricerca storiografica approfondita e della sinergia di  diversi approcci e metodologie scientifiche. Riflettere sulla memoria  inoltre vuol dire prendere in considerazione una serie di problemi che  non sono unicamente storiografici, ma anche sociologici, culturali,  geografici, urbanistici e psicologici. Infine, il progetto intende  ideare nuove forme di divulgazione, studiando strategie comunicative  adatte alla complessità degli argomenti trattati, ma che risultino anche  accattivanti e stimolanti per un pubblico ampio e variegato.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ambiti di interesse della ricerca  spaziano dunque dallo studio della società a quello dei luoghi e degli  spazi urbani. Le fonti di questo lavoro saranno plurime e caratterizzate  dalla ricerca di integrazione delle informazioni tra archivi pubblici e  memorie private.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rischio, in una società come quella  contemporanea in cui i media si configurano spesso come l’unica finestra  aperta sul mondo e sul passato, è sempre più quello di perdere la  trasmissione umana della memoria tra le generazioni, a favore di  un’accettazione passiva degli eventi, in linea con la memoria pubblica  ufficiale. I progetti qui proposti, invece, intendono mettere i media al  centro di un itinerario coerente in cui far interagire i luoghi della  memoria pubblica con quelli dei ricordi privati, i simboli delle  identità nazionali con le narrazioni degli individui da cui traspaiono  appartenenze complesse. Uno degli scopi principali del progetto,  infatti, è quello di promuovere una cittadinanza critica e attiva,  creando una percezione di sé e degli altri che sia fondata sui legami  storici e identitari con il territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, prevedendo una progettualità di  ampio respiro e lunga durata, si ipotizza di allargare le iniziative  innanzitutto al territorio sloveno ma anche, in tappe successive, al  territorio della provincia di Trieste.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d4ea4;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d4ea4;"><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d4ea4;"><strong><span style="text-decoration: underline;">La rete di collaboratori</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Le iniziative che rientrano nel progetto  quadro andranno a creare una vera e propria rete, un network che  prevede la collaborazione di molteplici istituzioni, professionisti e  studiosi di diversa provenienza. Verranno coinvolti attivamente e a  diversi livelli enti di ricerca, istituti universitari, associazioni  culturali, studi di comunicazione locali, nazionali e internazionali.  Verrà inoltre costituito un comitato scientifico che proponga una  metodologia di lavoro comune e condivisa, che coordini tutte le  iniziative e proponga percorsi integrati fra le varie proposte al fine  di garantire una progettualità di lungo periodo evitando la dispersione  delle risorse intellettuali ed economiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le iniziative interagiranno l’una  con l’altra, mettendo in comune idee, lavoro, spazi e utenti al fine di  creare un unico (ma non univoco) percorso attraverso le memorie e i  luoghi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #1d4ea4;"><strong><span style="text-decoration: underline;">I progetti</span></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.quarantasettezeroquattro.it/2010/05/archivio-della-memoria-del-goriziano-conservare-catalogare-divulgare/" target="_blank"><strong>ARCHIVIO DELLA MEMORIA DEL  GORIZIANO </strong></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sulla base di quanto sopra descritto, il  progetto si propone, innanzitutto, di dare forma ad un <em>Archivio  della memoria </em>della città di Gorizia, sviluppando in particolare la  conoscenza di quelle che sono le “storie” che hanno caratterizzato la  crescita e la trasformazione, lungo il Novecento, della città fisica e  della città sociale. Un archivio che non solo intende preservare e  conoscere le identità plurime che in questi spazi si sono intrecciate,  ma che potrà essere considerato un imprescindibile strumento per  orientare progetti e azioni di sviluppo e trasformazione per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’<em> Archivio della memoria </em>dovrà  essere uno spazio di ricerca e di conservazione dei materiali, ma anche  uno spazio fisico per la loro elaborazione in progetti di  comunicazione, valorizzazione culturale, scambio con i cittadini e  coloro che alla storia della città sono interessati. In questo senso,  rappresenterà il centro della rete di progetti qui descritti e di quelli  che in futuro potrebbero unirsi ad essi, punto di coordinamento e di  riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’archivio, sarà anche il luogo in cui  verranno conservati, catalogati, digitalizzati e resi disponibili al  pubblico materiali memorialistici di varia natura raccolti presso   “giacimenti di memoria” pubblici e privati (riproduzioni di  documentazione conservata negli archivi, progetti e fotografie d’epoca,  videointerviste, audio interviste, diari). In queste operazioni verranno  seguiti criteri archivistici univoci e in linea con gli standard  nazionali e internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">La sede dell’Archivio della Memoria  potrà diventare anche un centro di divulgazione, operando, in  collaborazione con le altre istituzioni culturali locali, nella  realizzazione di attività temporanee o permanenti (mostre, allestimenti,  itinerari, ecc.) dedicate ai temi di ricerca di cui l’Archivio si  interessa.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, si configurerà come un luogo di  riflessione scientifica sulle problematiche relative all’analisi e  all’utilizzo delle memorie all’interno delle ricerche storiografiche e  all’interno delle iniziative di divulgazione più ampia. In questa  prospettiva, l’archivio vorrebbe da un lato essere una sorta di  “garante” di un utilizzo non “partigiano” delle memorie, e dall’altro un  luogo aperto in cui stimolare la discussione e il confronto e in cui  far convergere e interagire realtà diverse col fine di non disperdere  energie, idee, materiali. Da un punto di vista operativo si ipotizzano  collaborazioni con l’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi,  con l’ISIG (Istituto di sociologia internazionale di Gorizia) e con lo  IUIES- International University Institute for European Studies che  permetteranno di attivare corsi di formazione professionale per gli  archivisti, attivare borse di studio dedicate e concordare tesi di  dottorato sull’argomento (PhD in Trasborder Policies for the Daily  Life).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.quarantasettezeroquattro.it/2010/05/topografia-della-memoria/" target="_blank"><strong>TOPOGRAFIA DELLA MEMORIA – MUSEO  DIFFUSO DELLA CITTÀ</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Percorsi multimediali e  interattivi tra i luoghi della memoria e la memoria dei luoghi </em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto vuole valorizzare e  promuovere una riflessione sulla storia del goriziano dal fascismo alla  nascita della frontiera – periodo essenziale nella ridefinizione  identitaria della popolazione goriziana – attraverso la creazione di un <em>Museo  diffuso a cielo aperto </em>che leghi in un percorso interattivo e  multimediale (attraverso l’uso di tecnologie innovative) luoghi della  città significativi non solo per la “storia ufficiale” ma anche per  quella privata dei cittadini. A partire dai racconti di vita di  testimoni italiani e sloveni, verranno selezionati e “riattivati” una  serie di luoghi sensibili della città sotto il profilo della memoria  pubblica e privata. Si creerà così una nuova “mappa” storica ed emotiva  del territorio. La realizzazione del progetto favorirà il recupero della  memoria locale, la valorizzazione della specificità storica dei luoghi  della città, spesso dimenticati o nascosti. Inoltre, l’utilizzo di nuove  tecnologie e l’ideazione di forme espositive che coinvolgano  attivamente l’utente mettendolo in gioco in prima persona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>DALLA “CITTÀ DI VILLAGGI” ALLA  “CITTÀ DI CITTÀ”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Memoria, identità e futuro  di un territorio urbano ricomposto</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">La città di Gorizia, lungo il Novecento e  in particolare dal secondo dopoguerra, è cresciuta per parti,  sviluppando una sua caratteristica peculiare, ben riconosciuta dal  vigente Piano regolatore urbanistico: quella di essere una “città di  villaggi”. Una sommatoria, quindi, di luoghi (e di persone) spesso  connotati da spazi, storie, esperienze diverse, che nel loro complesso  creano la specificità e la peculiarità di Gorizia, il suo essere – per  alcuni versi in modo esplicito, per altri potenzialmente – una città  aperta e plurale.</p>
<p style="text-align: justify;">Per affrontare quella che è oggi la  sfida della costruzione di un dialogo fertile e di strumenti e azioni di  trasformazione condivisi con le città che a Gorizia si relazionano  (Nova Gorica e Sempeter Vrtojba) è certamente necessario fare tesoro di  quelle che sono le esperienze di costruzione di un insieme urbano  organico già presenti a Gorizia, facendo della memoria e dell’identità  della città uno strumento di progetto per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo conoscendo come si è costruita e  che cosa è oggi la “città di villaggi” si potrà costruire nel modo  migliore la “città di città” del futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto si propone quindi di portare  alla luce questa memoria, che spesso non si è depositata in documenti  ed archivi ufficiali, ma è oggi ricostruibile attraverso percorsi di  sensibilizzazione e attivazione delle comunità locali. L’approccio  scelto a questo tema potenzialmente molto ampio è quello della  individuazione delle storie delle diverse parti di città “periferiche”  rispetto al centro storico cittadino, connotate dalla presenza spesso di  comunità locali vivaci e fortemente interessate alla propria identità.  Luoghi come Straccis, San Rocco, Lucinico, Campagnuzza e Sant’Anna  verranno letti dalla ricerca non come periferie di un centro, ma a loro  volta come centralità urbane, in questa immagine di città multipolare.  Luoghi caratterizzati da vicende originali e connotanti, che daranno ad  ognuna di queste “città nella città” un ruolo nella costruzione  dell’immagine e della storia plurale di Gorizia: per Straccis sarà  centrale il tema del rapporto città-lavoro, per Lucinico il suo ruolo di  porta della città verso il Friuli, per Campagnuzza e Sant’Anna il loro  essere grandi parti urbane cresciute per iniziativa pubblica,  accogliendo abitanti giunti da altri luoghi, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto si svolgerà per fasi:  individuazione dei soggetti da interpellare/coinvolgere (istituzionali e  privati), consultazione e interpretazione di documenti di vario genere,  raccolta di testimonianze orali e interviste, costruzione di una  mappatura e di una banca dati ordinata delle testimonianze che  confluiranno nell’“Archivio della memoria”, restituzione e divulgazione  dei risultati in pubblicazioni a stampa, documentari video, supporti  multimediali, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.quarantasettezeroquattro.it/2010/05/memobus-transfrontaliero-viaggiare-per-non-dimenticare/" target="_blank"><strong>MEMOBUS TRANSFRONTALIERO</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Viaggiare per non  dimenticare</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il MEMOBUS, partendo dalle esperienze  sviluppate a Torino e in Trentino, si rivolge innanzitutto ai giovani,  proponendosi come un laboratorio mobile di educazione alla Storia e alle  molteplici memorie dell’area di confine. Assumendo come punto di  partenza fisico e ideale l’<em>Archivio della memoria,</em> una corriera  appositamente predisposta unirà in un unico percorso diversi luoghi:  quelli pubblici, simboli della memoria istituzionalizzata, e quelli  legati alle esperienze dirette della popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  viaggio sarà un’occasione per  confrontarsi, oltre che con i luoghi della memoria, anche con le memorie  dei luoghi che emergeranno dai racconti di vita di alcuni testimoni,  presenti lungo tutto il percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo, i ragazzi avranno  l’opportunità di scoprire la pluralità dei processi storici legati a  questo territorio, provando a superare la paura della complessità, della  diversità, del silenzio e del dolore, che troppo spesso ha portato a  strumentalizzazioni, omertà, ingiustizie e violenze.</p>
<p style="text-align: justify;">I visitatori non si troveranno di fronte  a concetti e teorie astratte, ma verranno stimolati attraverso  l’interazione diretta dei fatti con gli spazi e le emozioni. Così, dai  percorsi fisici ed emotivi, potranno emergere curiosità, interessi e  passioni che permetteranno di comprendere meglio il passato per vedere  il presente (ma soprattutto il futuro) con nuovi sguardi.  Per le nuove  generazioni sarà un’occasione unica per vivere un’esperienza formativa  finalizzata alla promozione di una cittadinanza attiva e consapevole  all’interno della nuova Europa in costruzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.quarantasettezeroquattro.it/2010/05/volume-e-dvd/" target="_blank"><strong>PUBBLICAZIONI</strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Luoghi della memoria,  archivi, nuovi media e percorsi espositivi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’<em>Archivio della memoria </em>promuoverà  la realizzazione di pubblicazioni (cartacee e multimediali) che si  configureranno come occasioni di riflessione, proposta e dibattito,  raccogliendo le riflessioni di esperti di diversi settori – storici,  archivisti, registi, video artisti e architetti.</p>
<p style="text-align: justify;">In una prima fase, si intende pubblicare  due monografie (con eventuale allegato in dvd): la prima sarà  intitolata “Memorie di confine: i racconti di vita tra riflessioni  storiche e interventi sul territorio”, mentre la seconda farà diretto  riferimento alla prima parte del progetto “Dalla ‘città di villaggi’  alla ‘città di città’”. Questi volumi, realizzabili in formati agili e a  costi accessibili, restituiranno i materiali, il metodo di lavoro e un  confronto con altre esperienze a livello nazionale e internazionale, e  costituiranno i primi due numeri di una collana di pubblicazioni  dell’Archivio della memoria dedicate a differenti aspetti della storia  del Novecento. Un punto di riferimento per questa operazione saranno le  esperienze delle Case della città, dei Musei della città o degli Urban  center, sia in Italia che all’estero.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ATTIVITA’ DIDATTICHE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Riflessione,  contestualizzazione, impegno</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">All’interno di tutti i progetti  proposti, s’intende sviluppare un attento piano di attività didattiche  rivolte sia a un pubblico generico sia agli studenti e alle classi delle  scuole medie e superiori. In particolare si ipotizza un percorso  didattico comune alle diverse iniziative che, partendo da una  contestualizzazione storica e da una serie di riflessioni metodologiche,  porti a una messa in gioco in prima persona da parte dell’utente. Lo  scopo è di promuovere un approccio attivo e partecipato alle questioni  trattate, una riflessione su se stessi, sulla propria storia familiare  che diventi uno stimolo all’azione nella contemporaneità.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, si intende progettare, in  occasione di alcune importanti ricorrenze (25 aprile, 27 gennaio, 10  febbraio) una serie di iniziative divulgative e di riflessione  (convegni, seminari, proiezioni, dibattiti) che coinvolgano un’ampia  fascia di pubblico. Tali iniziative prenderanno il via proprio dai  luoghi dell’<em>Archivio</em> e del <em>Museo diffuso</em> utilizzandoli  come spunto di riflessione, punto di partenza per creare un dialogo tra  studiosi e popolazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le iniziative qui proposte potranno  essere il centro di una serie di incontri formativi (rivolti alle  scuole, ai professionisti e a tutti gli interessati) centrati sui  racconti di vita, sulle modalità della ricerca di storia orale e sulle  tecniche di realizzazione delle videointerviste.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, si conta di attivare forme di  collaborazione e interazione con il Dottorato di ricerca in Trasborder  Policies for the Daily Life e con la Summer School dello IUIES –  International University Institute for European Studies, consentendo il  coinvolgimento di un ampio numero di studenti e docenti provenienti da  diverse Università internazionali.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><span style="color: #1d4ea4;"><strong><em>Promosso da:</em></strong></span></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>- Provincia di Gorizia –  Assessorati alla pace e alla cultura</p>
<p>- <a href="http://www.quarantasettezeroquattro.it" target="_blank">Associazione Culturale  Quarantasettezeroquattro (Gorizia)</a></p>
<p>- Facoltà di Architettura  dell’Università degli studi di Trieste</p>
<p>- Center for International  Relations and European Studies (CIRES)  –  Slovenia</p>
<p>- Istituto  regionale per la storia del movimento di liberazione  (IRSML) – Trieste</p>
<p><span style="color: #1d4ea4;"><strong><em>Con il sostegno e   il contributo di:</em></strong></span></p>
<p>- Provincia di Gorizia –  Assessorati alla pace e alla cultura</p>
<p>- Fondazione Cassa di  Risparmio di Gorizia</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #1d4ea4;"><strong><em>In collaborazione  con:</em></strong></span></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>- Aiso – Associazione Italiana di  Storia Orale (Roma)</p>
<p>- Studio di produzione video e multimediale  N03! (Ennezerotre) –<strong> </strong>Milano</p>
<p>- Isonzo-Soča  (Gorizia)</p>
<p>- ISIG – Istituto di sociologia internazionale di  Gorizia</p>
<p>- Terra del Fuoco</p>
<p>- Associazione Kinoatelje  (Gorizia)</p>
<p>- Visoka šola za dizajn v Ljubljani</p>
<p>- Icbsa –  Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi (Roma)</p>
<p>-  Università di Lubiana</p>
<p><span style="color: #1d4ea4;"><strong><em>(in  via di  definizione)</em></strong></span></p>
<p>- Università degli  Studi di Udine – Dams di Gorizia</p>
<p>- Laboratorio audiovisivo Crea</p>
<p>- Università di Nova Gorica</p>
<p>- Istituto friulano per la storia  del movimento di liberazione  (IFSML) – Udine</p>
<p>- ZRC SAZU  (Accademia slovena per le Arti e le Scienze)</p>
<p>- Mobile workshop  group</p>
<p><span style="color: #283e7a;"><strong>Per info:</strong></span></p>
<p><a href="www.quarantasettezeroquattro.it" target="_blank">www.quarantasettezeroquattro.it</a></p>
<p>info@quarantasettezeroquattro.it</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;"> </span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>(a cura di:  Alessandro Cattunar)</em></span></p>


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		<title>IL DESIGN RACCONTATO &#8211; L&#8217;ARCHIVIO SACCHI</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 10:20:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LAVORI IN CORSO]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[design]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Isec]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sacchi]]></category>
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		<description><![CDATA[ 




L&#8217;attività di Giovanni Sacchi nelle parole dei progettisti
di Stefano Mazzoni
 

&#8220;Mi ricordo un viaggio fatto con Sacchi, mi viene in mente adesso. Erano gli anni Ottanta, e l&#8217;Olivetti ha organizzato una settimana del design ad Aspen nel Colorado [...] E qui, per l&#8217;ennesima volta, è venuto fuori chi era il Sacchi. Perché in mezzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"> </span></p>
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<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"><strong><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/logohome_SACCHI.gif"><img class="alignleft size-medium wp-image-1516" title="logohome_SACCHI" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/logohome_SACCHI-300x94.gif" alt="logohome_SACCHI" width="198" height="62" /></a>L&#8217;attività di Giovanni Sacchi nelle parole dei progettisti</strong></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"><em>di Stefano Mazzoni</em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"><em><span style="color: #ffffff;"> </span><br />
</em></span></p>
<address style="text-align: right;">&#8220;Mi ricordo un viaggio fatto con Sacchi, mi viene in mente adesso. Erano gli anni Ottanta, e l&#8217;Olivetti ha organizzato una settimana del design ad Aspen nel Colorado [...] E qui, per l&#8217;ennesima volta, è venuto fuori chi era il Sacchi. Perché in mezzo agli americani, che facevano le domande in americano, lui ha sempre risposto in italiano e un po&#8217; in milanese. E gli americani gli rispondevano a tono in inglese, quindi lo capivano&#8230; Cos&#8217;era che stabiliva questo contatto? Io credo che fosse la simpatia di quest&#8217;uomo e la capacità di trasmettere l&#8217;entusiasmo che aveva dentro. Questo mi è rimasto del ricordo di questa persona, che per me è ancora come se fosse lì, con la sua bottega, e io non ho il tempo di andarlo a trovare. Prima o poi passo di lì e lo saluto&#8230;&#8221;</address>
<p style="text-align: right;"><strong>Antonio Macchi Cassia</strong>, intervista a cura di Archivio Giovanni Sacchi del 21 luglio 2009</p>
<p><strong>Giovanni Sacchi</strong> (Sesto San Giovanni, 1913 &#8211; Milano, 2005), grande modellista per il design e l&#8217;architettura italiana, ha accompagnato, per decenni, l&#8217;attività didattica a quella professionale, svolgendo lezioni e conferenze in Italia e nel mondo, riflettendo sullo sviluppo del design italiano di cui aveva potuto essere testimone da un punto di vista privilegiato. La sua bottega di via Sirtori è stata, infatti, un crocevia ineludibile per generazioni di grandi designer e architetti, come Franco Albini, Achille Castiglioni, Marcello Nizzoli, Aldo Rossi, Ettore Sottsass jr e Marco Zanuso. Ciascuno di loro ha trovato in Sacchi e nei suoi collaboratori gli interlocutori ideali con cui mettere a punto le proprie idee progettuali, che nascevano bi-dimensionalmente sulla carta e avevano la necessità di essere sviluppate attraverso i modelli di legno realizzati nella sua bottega. Era, infatti, soltanto attraverso il confronto diretto con la terza dimensione che potevano vagliare la validità delle proprie ipotesi, verificandole o correggendole, per arrivare alla definizione dei loro progetti.</p>
<p>La bottega di Sacchi terminò la sua attività alla fine del 1997. Si pose allora per il modellista il problema della destinazione dei materiali che aveva accumulato in sessant&#8217;anni di attività. Dopo l&#8217;acquisto da parte della Regione Lombardia di circa 300 modelli, che costituiscono la <a href="http://www.triennaledesignmuseum.it/collezioni/collezionis/show/page:1/sort:Miecollezioni2.ogg_nome_it/direction:asc/fig:rand">Collezione Sacchi</a> depositata presso il <a href="http://www.triennaledesignmuseum.it/?lang=IT">Triennale Design Museum di Milano</a>, tutti i materiali che erano rimasti nel suo laboratorio vennero donati al Comune di Sesto San Giovanni, dando origine all&#8217;<a href="http://www.archiviosacchi.it/">Archivio Giovanni Sacchi</a>, progetto a cura di Alberto Bassi, affiancato da Fiorella Bulegato e Lodovico Gualzetti, realizzato dal Comune di Sesto e dalla <a href="http://www.fondazioneisec.it/">Fondazione ISEC</a>. Il patrimonio dell&#8217;<a href="http://archiviosacchi.it/archivio/index.php">archivio è consultabile on line</a>. L&#8217;archivio presenta inoltre alcuni spazi espositivi, allestiti da MAGUTDESIGN, che, grazie alle diverse tipologie dei materiali, sono in grado di illustrare la complessità dell&#8217;iter progettuale di realizzazione di un oggetto, attraverso i disegni e i prodotti, ma anche mostrando modelli, prototipi e semilavorati. Una parte dell&#8217;archivio è dedicata alla ricostruzione della bottega di via Sirtori, con tavoli, attrezzi e macchinari originali, accanto ai nuovi macchinari per consentire la realizzazione di workshop di modellistica.</p>
<p>I materiali dell&#8217;archivio, a cui si sono aggiunti quelli depositati dalla famiglia Sacchi e da alcuni progettisti, sono conservati in apposite aree e disponibili per la consultazione di studenti e ricercatori. Proprio in occasione del progetto di tesi di Elena De Cristoforo, tesista in Storia dell&#8217;arte contemporanea presso l&#8217;Università degli studi di Milano con il professor Antonello Negri, l&#8217;Archivio Giovanni Sacchi ha avviato una campagna di raccolta di testimonianze orali da parte di designer, architetti e personalità che hanno conosciuto il grande modellista. Si trattata di un&#8217;occasione di riattivare quella rete di contatti che Sacchi aveva saputo tessere nel corso degli anni e vista la grande disponibilità da parte di tutti coloro ai quali ci siamo rivolti, si è deciso di rendere permanente il progetto, cercando di raccogliere le testimonianze di tutti quelli che lo hanno conosciuto professionalmente. Al momento, le interviste sono raccolte sono più di cinquanta, <strong>tutte consultabili in archivio</strong>. L&#8217;attività di Sacchi era già stata raccontata negli anni Novanta attraverso un documentario della Rai. Idealmente, il nostro progetto proseguiva questa esperienza, offrendo a distanza di circa quindici anni, una conferma dell&#8217;affetto e della riconoscenza nei suoi confronti da parte del mondo del progetto.</p>
<p>L&#8217;obbiettivo principale della ricerca era quello di ricostruire il ruolo storico svolto dalla bottega di Sacchi, mettendo in luce quale poteva essere il suo contributo allo sviluppo dei progetti che gli venivano affidati e comprendere il motivo del grande successo e della popolarità che aveva suscitato tra gli addetti ai lavori. L&#8217;intervista si articolava in tre parti: la prima relativa alla bottega, all&#8217;atmosfera che vi si respirava e alle modalità di lavoro; una seconda una più specifica riguardava l&#8217;importanza del modello per lo sviluppo progettuale e, infine, il ricordo dell&#8217;attività di Giovanni Sacchi si è rivelato un&#8217;occasione per riflettere sui cambiamenti che sono intercorsi nel mondo del disegno industriale negli ultimi vent&#8217;anni, in seguito all&#8217;introduzione dei software di progettazione e dell&#8217;automazione della modellistica.</p>
<p>Oltre alla raccolta delle testimonianze, si è pensato di utilizzarne alcuni estratti per un <a href="http://archiviosacchi.it/video.html">breve filmato</a>, realizzato da Roberto Bandiera con Alessio Devanna, da proiettare in occasione dell&#8217;inaugurazione dell&#8217;archivio, il 23 ottobre 2009. Durante una prima riunione si sono definite le linee guida iniziali del progetto. Il racconto avrebbe dovuto rivolgersi a un pubblico non specializzato, fornendo alcune informazioni su chi era Sacchi e sull&#8217;importanza del suo lavoro. Il video è stato articolato in tre capitoli: il primo sulla sua bottega, il secondo sul modo in cui vi si lavorava, il terzo sulla sua persona. Gli interventi degli intervistati sono inframezzati da alcune fotografie provenienti dall&#8217;archivio. L&#8217;ultima immagine mostra una mensola nel suo ufficio-museo in cui raccoglieva gli oggetti accumulati nel corso degli anni. Vi è raffigurata, tra alcuni pezzi di legno, la sagoma di uomo in cartoncino con una scritta a matita sul petto: «Non dimenticarti di sorridere». Di quel suo sorriso, con cui sono sempre stati accolti tutti nella sua bottega, non si è dimenticata nessuna delle persone a cui ci siamo rivolti. Le interviste hanno, infatti, reso evidente come non fosse possibile scindere il lato personale del carattere di Sacchi dagli aspetti più professionali della sua attività. Molto spesso, assieme al riconoscimento della qualità dei suoi modelli, della sua grande capacità di interpretare il disegno e talvolta il pensiero del progettista, emergeva il suo lato “umano”, la grande affabilità e la contagiosa passione che aveva per il proprio lavoro. E proprio queste caratteristiche, unite alle suggestioni dei materiali accumulati in decenni di attività, sono state in grado di far assumere alla sua bottega un valore simbolico. Non si trattava di un luogo importante soltanto per la sua storia, che poteva quasi offrire per i giovani designer una sorta di attestato della raggiunta maturità progettuale. Sacchi, infatti, non accettava qualsiasi lavoro, ma soltanto quelli di cui riconosceva le qualità, sostenendo chi era agli inizi abbassando i costi di realizzazione, oppure riuscendo a trovare loro un committente. Ma era un luogo simbolico soprattutto perché la sua bottega rappresentava, nell&#8217;immaginario dei progettisti, un&#8217;unità di fondo tra la cultura del progetto e un saper fare artigiano dalle origini più antiche. Lo ha sottolineato, ad esempio, <strong>Michele De Lucchi</strong>: «Giovanni Sacchi con la sua persona, il suo entusiasmo, gli occhi ridenti, il suo laboratorio, il bugigattolo con i suoi modelli, rappresentava un&#8217;idea di bottega che rimandava a un altro mondo, a un&#8217;altra epoca. Rimandava alla qualità del lavoro artigianale di chi crede nel lavoro che fa, ha talento e ha soddisfazione per quello che fa. Sacchi ti dava sempre il senso di ottenere una gratificazione personale, prima ancora che professionale, o economica, da quello che realizzava. Gli piaceva tutto e gli piaceva tanto. Gli piaceva l&#8217;oggetto che faceva, il progetto che tu gli avevi dato in mano, gli piaceva lavorare con te, la relazione. Ed era assolutamente impossibile evitare il fascino di questo insieme di cose» (intervista a cura di Archivio Giovanni Sacchi del 25 settembre 2009).</p>
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		<title>STORIA ORALE, UN IMPEGNO ARCHEOLOGICO</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 18:54:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LAVORI IN CORSO]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti della memoria]]></category>

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		<description><![CDATA[di Paola Matafora 
Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum
Ercolano 2008‐2009, il Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum (Centro Herculaneum) decide di istituire un progetto di Storia orale ad Ercolano per il recupero della memoria storica della città. L’idea scaturisce dalla necessità di sensibilizzare i cittadini ad una maggiore consapevolezza nei confronti del proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><strong><em><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Fuco-padre-e-figlio-FlorindoRagozzino-e-altri-colleghi1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1456" title="Fuco padre e figlio Florindo,Ragozzino e altri colleghi" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Fuco-padre-e-figlio-FlorindoRagozzino-e-altri-colleghi1-300x197.jpg" alt="Fuco padre e figlio Florindo,Ragozzino e altri colleghi" width="300" height="197" /></a>di Paola Matafora</em> </strong></span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum</strong></span></p>
<p>Ercolano 2008‐2009, il Centro Internazionale per gli Studi di Herculaneum (Centro Herculaneum) decide di istituire un progetto di Storia orale ad Ercolano per il recupero della memoria storica della città. L’idea scaturisce dalla necessità di sensibilizzare i cittadini ad una maggiore consapevolezza nei confronti del proprio patrimonio culturale e di valorizzare la storia viva e più recente della città che va molto oltre la città romana.</p>
<p>Il progetto si è posto come scopo primario di coinvolgere la comunità locale nella raccolta di testimonianze e storie, per poi renderle disponibili anche a cittadini, visitatori e studiosi, attraverso un Archivio della Memoria che raccoglierà gli avvenimenti storici relativamente recenti di una città, il cui patrimonio culturale si è sempre contraddistinto, in area vesuviana, in quanto a bellezze paesaggistiche, architettoniche, archeologiche e per interessanti tradizioni popolari e pratiche sincretico religiose.</p>
<p>Questo progetto fa parte di un più ampio programma di iniziative del Centro Herculaneum (i cui soci sono il Comune di Ercolano, la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, e la British School at Rome) per alzare il profilo di Ercolano e portare insieme la comunità locale e internazionale ad una maggiore valorizzazione della storia e della cultura locale.</p>
<p><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/P1020343_Alessandra_De_Vita.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1457" title="P1020343_Alessandra_De_Vita" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/P1020343_Alessandra_De_Vita-300x225.jpg" alt="P1020343_Alessandra_De_Vita" width="300" height="225" /></a>In parallelo, è nata l’esigenza per l’equipe multi‐disciplinare dell’Herculaneum Conservation Project (HCP), sostenuta dalla fondazione filantropica Packard Humanities Institute e dal 2001 attiva nella conservazione e nella salvaguardia del sito archeologico di Ercolano, di avere un confronto con gli ex lavoratori del luogo sulle tecniche di scavo, conservazione e restauro, precedentemente adottate durante la fase dei “grandi scavi” (1927‐1961), il periodo che ha portato alla luce la maggior parte di ciò che oggi è visitabile al sito.</p>
<p>L’intento era d’intervenire in modo più consapevole e adeguato alle esigenze dell’ingente patrimonio archeologico da gestire. Inoltre, è stata notata, una corrispondenza tra la dissoluzione dei legami dei cittadini (anche lavorativi) con il loro patrimonio archeologico e il processo di degrado e i problemi conservativi nell’area.</p>
<p>L’equipe HCP ha sperato che un coinvolgimento degli ex‐operai avrebbe potuto rappresentare il primo passo di un percorso più lungo per ricucire lo strappo tra la città antica e quella moderna.</p>
<p>Mediante il Progetto Storia Orale ad Ercolano sono state rilevate quattro testimonianze di operai in pensione, fissate a mezzo di supporti audiovisivi, prima ritraendo l’incontro collettivo al sito archeologico tra i membri dell’HCP e gli ex lavoratori, successivamente documentando le interviste semi–strutturate ai singoli</p>
<p>testimoni per un approccio più attento all’esperienza di lavoro e di vita degli individ</p>


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		<title>EUROIDENTITIES</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 18:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LAVORI IN CORSO]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Identità]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia orale]]></category>

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		<description><![CDATA[
.
EUROIDENTITIES – THE EVOLOLUTION OF EUROPEAN IDENTITY
Using biographical methods to study the development of European identity
The EuroIdentities project is using qualitative methods of autobiographical narrative interviewing and analysis, to gain insights into the evolution and meanings of a European identity or identities from the &#8216;bottom up&#8217; perspective of individual members of European societies.
[To learn more [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/euroidentities_logo_NEW.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-1315" title="euroidentities_logo_NEW" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/euroidentities_logo_NEW.gif" alt="euroidentities_logo_NEW" width="573" height="151" /></a></span></h4>
<h4><span style="color: #ffffff;">.</span></h4>
<h4><span style="color: #800000;">EUROIDENTITIES – THE EVOLOLUTION OF EUROPEAN IDENTITY</span></h4>
<h4><span style="color: #800000;">Using biographical methods to study the development of European identity</span></h4>
<p>The <strong>EuroIdentities</strong> project is using qualitative methods of autobiographical narrative interviewing and analysis, to gain insights into the evolution and meanings of a European identity or identities from the &#8216;bottom up&#8217; perspective of individual members of European societies.<br />
[To learn more about <strong>EuroIdentities</strong> , click <a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Aboutus/">here</a> . . .]</p>
<p>Coordinated at the Queens University, Belfast, the seven partner teams in <strong>EuroIdentities </strong>include large and small nations who are partially original and partially accession states located both in the peripheries and the geographical core of Europe.<br />
[To learn more about the partners, click <a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Partners/">here</a> . . .]</p>
<p>The empirical work of <strong>EuroIdentities </strong>centres on five &#8217;sensitized groups&#8217; &#8211; aggregates who can be expected that life and work experiences have caused them to confront questions of their own identity in relationship to European topics, questions and matters.<br />
[To learn more about the sensitized groups, click <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Workpackages/">here</a></span> . . .]</p>
<p><span style="color: #ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>ABOUT US</strong></span></p>
<p>The ongoing constitutional crisis of the European Union highlights that the development of a sense of positive identification with the ‘European project’ by ordinary citizens is crucial for its long-term success. Current state-of-the-art research into European identity has been driven almost exclusively by a ‘top down’ elitist perspective that focuses upon the development of an identification with ‘Europe’ through centrally-driven policies. The <strong>EuroIdentities</strong> project will use advanced methods of <a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Aboutus/Methodology/">autobiographical narrative interviewing and analysis </a>to gain insights into the evolution and meanings of a European identity or identities from the ’bottom up’ perspective of the individual. This will include investigating the factors that promote or retard a positive identification with ‘Europe’ and the European Community.</p>
<p>The research strategy will be to target five special ‘sensitized groups’ – aggregates whose life experiences will have caused them to confront questions of their own identity within Europe. The five groups broadly conceived are:</p>
<ul>
<li>
<div><strong><a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Workpackages/Trans-nationalworkers/">transnational workers</a></strong> at all levels from menial economic migrants to ‘high end’ technological workers;</div>
</li>
<li>
<div>mature <strong>adults </strong>who experienced<strong> <a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Workpackages/Educationallymobile/">cross-border educational exchange schemes</a></strong> ;</div>
</li>
<li>
<div><a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Workpackages/Farmers/"><strong>farmers</strong> </a>subject to Europe-wide markets and systems of regulation;</div>
</li>
<li>
<div><a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Workpackages/Culturalcontacts/"><strong>cultural contact</strong></a> workers;</div>
</li>
<li>
<div>in<strong> <a href="http://www.euroidentities.org/sites/Euroidentities/Workpackages/Civilsocietyorganizations/">civil society organisations</a></strong>.</div>
</li>
</ul>
<p>The seven partner teams in <strong>EuroIdentities</strong> – Queens University, Northern Ireland; Bangor University, Wales; Otto-von-Guericke Universität, Magdeburg, Germany; Lódz University, Poland; Tallinn Technological University, Estonia; Institute of Sociology, Bulgarian Academy of Science; and ‘Federico II’ University, Napoli, Italy – include large and small nations that are original and accession states located both in the peripheries and the core of Europe. <strong>EuroIdentite</strong>s will employ a focused dissemination strategy that will include from the outset interaction with policy makers and others in public arenas at national and European levels.</p>
<p><strong>EuroIdentities</strong> is a Framework 7 ‘Socio-economic Sciences and Humanities’ Collaborative Project funded between March 2008 and February 2011 under activity code SSH-2007-5.2.1: ‘Histories and Identities – articulating national and European identities’.<em> </em></p>


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		<title>I LUOGHI DELLA MEMORIA DEI CONFLITTI MONDIALI NELLA VENEZIA GIULIA</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/01/i-luoghi-della-memoria-dei-conflitti-mondiali-nella-venezia-giulia/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/01/i-luoghi-della-memoria-dei-conflitti-mondiali-nella-venezia-giulia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 09:29:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LAVORI IN CORSO]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia Giulia]]></category>

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		<description><![CDATA[
TITOLO: I LUOGHI DELLA MEMORIA DEI CONFLITTI MONDIALI NELLA VENEZIA GIULIA TRA ’45 E ’89 – UN’ANALISI COMPARATIVA NEL CONTESTO EUROPEO
Progetto di ricerca per il XXV ciclo della scuola di dottorato in scienze umanistiche – indirizzo storico – Università degli studi di Trieste
A CURA DI: Gaetano Dato

 
Intenzione di questa ricerca è il riconoscimento dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #800000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/250px-Gonars_Memorial.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-967" title="250px-Gonars_Memorial" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/250px-Gonars_Memorial-150x150.jpg" alt="250px-Gonars_Memorial" width="150" height="150" /></a>TITOLO:</span> I LUOGHI DELLA MEMORIA DEI CONFLITTI MONDIALI NELLA VENEZIA GIULIA TRA ’45 E ’89 – UN’ANALISI COMPARATIVA NEL CONTESTO EUROPEO</span></strong></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"><em>Progetto di ricerca per il XXV ciclo della scuola di dottorato in scienze umanistiche – indirizzo storico – Università degli studi di Trieste</em></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;"><span style="color: #000000;">A CURA DI:</span><em> Gaetano Dato<br />
</em></span></p>
<p align="center"><em> </em></p>
<p>Intenzione di questa ricerca è il riconoscimento dei luoghi cruciali che hanno segnato la molteplice e frastagliata identità culturale dell’area giuliana, così come è venuta a determinarsi in seguito alle guerre mondiali.</p>
<p>Termine di riferimento centrale in questa analisi è l’opera di Pierre Nora “Les lieux de memoire”, così come nella storiografia italiana la trilogia di Mario Isnenghi (1997), non a caso denominata “I luoghi della memoria”. Importanti sono inoltre Koshar (2000) che si è dedicato ai luoghi della memoria tedeschi e in area balcanica Rihtman-Auguštin (2000, 2004), concentratosi sulle vie e sui monumenti, e Kuljić (2006) sulle date.</p>
<p>In questo ambito di studi, l’oggetto della ricerca non è tanto la descrizione del luogo in sé: sono al centro invece le modalità di sedimentazione di quei simboli nella cultura collettiva. Ne consegue una necessaria varietà delle fonti, a partire da una bibliografia non solo storiografica ma nell’ambito più vasto delle scienze umane. Ad essa si accompagnano uno studio negli archivi delle istituzioni pubbliche e private che si relazionano in vario modo al sito considerato. Si valutano poi i contenuti dei mass media, in particolare della carta stampata, e le fonti orali; queste ultime sono assai importanti, per verificare la realtà soggettiva degli spunti che emergono nelle forme di espressione collettiva della memoria, e per contribuire a ricostruire la sua variazione nel tempo. In particolare, nella ricerca da me proposta, il contributo delle fonti orali risulta indirizzato verso un ambito di osservatori privilegiati da circoscrivere fra coloro che erano coinvolti nelle istituzioni, così come fra i movimenti o le associazioni, che si sono occupati delle celebrazioni, della costituzione e della manutenzione dei luoghi della memoria giuliani.</p>
<p>In conseguenza di quanto affermato fin ora, il mosaico complessivo dello studio qui proposto è dunque costituito dai seguenti “luoghi della memoria”: Il sacrario di Redipuglia, le località che ricordano alla comunità slovena le violenze e gli eccidi subiti dal fascismo e dalla guerra (segnalate dalle lapidi presso l’ex hotel Balkan, Basovizza, Opicina, Caresana, Visogliano, Malchina, Ceroglie e Medeazza), la Sinagoga di Trieste, la Risiera di San Sabba, le foibe di Basovizza e di Opicina.</p>
<p>Andrebbero inoltre considerati due campi di concentramento italiani costituiti nel corso dell’occupazione italiana della Jugoslavia, quello di Visco, dove l’amministrazione locale ha affisso una targa negli anni ’50, e Gonars, nel cui cimitero la Jugoslavia ha fatto erigere un memoriale venti anni dopo.</p>
<p>In definitiva, il mosaico delle varie “stanze” che si traccerebbero nel nostro studio, intende rendere evidente il percorso storico degli aspetti sociali, politici, identitari, della memoria collettiva, in un campione ben definito, cogliendone unitariamente le sue forme molteplici e contrastanti nello spazio e nel tempo: si vogliono così riconoscere le parole e i momenti di un dialogo che le varie componenti della società giuliana hanno intessuto attraverso i luoghi della memoria, costruendo così uno spazio culturale originale, ma allo stesso tempo conforme alla fisionomia della più grande e poliedrica identità europea.</p>


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		<title>TOPOGRAFIA DELLA MEMORIA – MUSEO DIFFUSO DELLA CITTÀ</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2009/12/topografia-della-memoria-%e2%80%93-museo-diffuso-della-citta/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2009/12/topografia-della-memoria-%e2%80%93-museo-diffuso-della-citta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 23:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[- IN EVIDENZA -]]></category>
		<category><![CDATA[LAVORI IN CORSO]]></category>
		<category><![CDATA[Percorsi della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[Luoghi della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>
		<category><![CDATA[Nova Gorica]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia Giulia]]></category>

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		<description><![CDATA[TITOLO: TOPOGRAFIA DELLA MEMORIA – MUSEO DIFFUSO DELLA CITTÀ. 
Percorsi multimediali e interattivi tra i luoghi della memoria e la memoria dei luoghi.

ORGANIZZATO DA: Associazione Quarantasettezeroquattro con il sostegno dell&#8217;AISO

DOVE: Gorizia
“Topografia della memoria – Museo diffuso della città” intende colmare, in un’area ricca di storia come quella goriziana, l’assenza di momenti e luoghi di riflessione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Linee-di-confine...1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-793" title="Linee di confine..." src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Linee-di-confine...1-150x150.jpg" alt="Linee di confine..." width="150" height="150" /></a>TITOLO: <span style="color: #800000;">TOPOGRAFIA DELLA MEMORIA – MUSEO DIFFUSO DELLA CITTÀ</span></strong><span style="color: #800000;"><em>. </em></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #800000;"><em>Percorsi multimediali e interattivi tra i luoghi della memoria e la memoria dei luoghi.</em></span></strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>ORGANIZZATO DA</strong>: <em><span style="color: #800000;">Associazione Quarantasettezeroquattro con il sostegno dell&#8217;AISO</span><br />
</em></p>
<p style="text-align: left;"><strong>DOVE: </strong><span style="color: #800000;">Gorizia</span></p>
<p>“Topografia della memoria – Museo diffuso della città” intende colmare, in un’area ricca di storia come quella goriziana, l’assenza di momenti e luoghi <strong>di riflessione e divulgazione creativa della memoria storica locale</strong>. Si intende colmare questo vuoto attraverso la creazione di un <em>Museo diffuso </em>che leghi in un <strong>percorso interattivo e multimediale</strong> luoghi della città significativi non solo per la storia ufficiale ma anche per quella più privata dei cittadini. Il progetto vuole valorizzare e promuovere una riflessione sulla storia del goriziano dal Fascismo alla nascita della frontiera, periodo essenziale nella formazione, <strong>definizione e ridefinizione dei confini non solo geografici ma soprattutto identitari</strong> della popolazione goriziana.</p>
<p>Il nucleo centrale dell’iniziativa sarà la raccolta (in parte già avvenuta) delle testimonianze, delle <strong>storie di vita dei cittadini</strong> di Gorizia e Nova Gorica che hanno vissuto la nascita del confine e che ne hanno esperito anche la caduta. A partire dai racconti di vita &#8211; che andranno a creare un vero e proprio <strong><em>Archivio delle memoria</em></strong> &#8211; verranno selezionati e “riattivati” una serie di luoghi sensibili della città sotto il profilo della memoria pubblica e privata. Si creerà così una <strong>nuova “mappa” storica ed emotiva del territorio</strong>: una topografia della memoria di Gorizia e Nova Gorica. In questi luoghi, che andranno a creare un vero e proprio <strong><em>Museo diffuso a cielo aperto</em></strong>, il cittadino potrà interagire in modo attivo e partecipativo con installazioni interattive multimediali: schermi sensibili al tatto, a tavoli interattivi, altoparlanti che si attivano al momento del loro arrivo. Potranno compiere scelte in base alla propria curiosità, decidere su quali elementi concentrare l’attenzione spaziando fra contenuti vari che vanno dalla videointervista al filmato di repertorio, dalle fotografie d’epoca a mappe interattive, da filmati attuali a testi recitati. Le installazioni saranno concepite in maniera tale da far dialogare la storia pubblica e ufficiale con la memoria privata dei testimoni intervistati e dei visitatori. I luoghi scelti saranno punti di partenza di una pluralità di percorsi d’esplorazione storica del territorio assolutamente innovativa.</p>
<p>La realizzazione del progetto favorirà il recupero della memoria locale, la <strong>valorizzazione della specificità storica dei luoghi della città spesso dimenticati o nascosti</strong>. Ai cittadini più anziani – cioè i testimoni intervistati ma anche coloro che interagiranno con le installazioni &#8211; sarà così affidato il compito della trasmissione generazionale della storia vissuta e della memoria.</p>
<p>Il progetto proposto, intende innanzitutto sopperire alla riconosciuta mancanza di un progetto complessivo di raccolta e di analisi delle testimonianze e di tutti quei materiali che contribuiscono a formare la memoria pubblica, distinta dalla storiografia. Ma siamo altresì convinti che la proposta si profili come un’occasione unica di valorizzazione, anche turistica, della città, facendo leva su quanto di più prezioso il nostro territorio possiede e non sfrutta a sufficienza, ovvero la ricchezza storica dei suoi luoghi.</p>
<p style="text-align: left;"><em>(a cura di Alessandro Cattunar)<br />
</em></p>


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		</item>
		<item>
		<title>Memoria delle deportazione: un progetto italo-sloveno</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2009/07/memoria-delle-deportazione-un-progetto-italo-sloveno/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2009/07/memoria-delle-deportazione-un-progetto-italo-sloveno/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 13:54:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LAVORI IN CORSO]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti della memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Aiso]]></category>
		<category><![CDATA[deportazione]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[storia orale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=331</guid>
		<description><![CDATA[segnalazione di: Alberto Tronchin
“Ghe jera el campo de concentramento… ghe jera tanti slavi. So che i jera trattai come [bestie]… mal, par via del magnar: no i podea gnanca ‘ndar a tor su e scorse de patate, parchè i li bastonava…!” [C’era il campo di concentramento… c’erano tanti slavi. So che erano trattati come bestie… [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><em>segnalazione di: Alberto Tronchin</em></span></p>
<p>“Ghe jera el campo de concentramento… ghe jera tanti slavi. So che i jera trattai come [bestie]… mal, par via del magnar: no i podea gnanca ‘ndar a tor su e scorse de patate, parchè i li bastonava…!” [C’era il campo di concentramento… c’erano tanti slavi. So che erano trattati come bestie… male, riguardo al cibo: non potevano nemmeno raccogliere le bucce delle patate, perché li bastonavano…!]. Testimonianza relativa al campo di concentramento per internati civili jugoslavi di Monigo (Treviso). Ma si tratta davvero di una goccia in un oceano. A tutt’oggi nella “gioiosa et amorosa” Marca quasi nessuno sa che tra luglio del ’42 e marzo del ’43 all’interno delle caserme trevigiane “L. Cadorin” furono rinchiusi migliaia di prigionieri sloveni e croati, dei quali circa duecento perirono di fame, maltrattamenti e malattie.</p>
<p>L’Istresco (Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea della Marca trevigiana), l’associazione culturale “Magazzino La Chispa” e un pool di ricercatrici slovene stanno cercando di raccogliere i ricordi di chi nel capoluogo veneto all’epoca sapeva dell’esistenza del lager e, parallelamente, delle persone internate sopravvissute. Obiettivo primario del progetto è far diventare le odierne caserme un “luogo della memoria”, riportando a un ripensamento collettivo una brutta pagina di un passato “passato troppo in fretta”. (<em>Alberto Tronchin</em>)</p>


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