<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>AISO Associazione Italiana di Storia Orale &#187; RECENSIONI</title>
	<atom:link href="http://www.aisoitalia.it/category/recensioni/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.aisoitalia.it</link>
	<description>Aisoitalia.it</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Feb 2012 17:17:28 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Ivan Della Mea, milanese</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 09:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Della Mea]]></category>
		<category><![CDATA[narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Portelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1904</guid>
		<description><![CDATA[Recensione di Alessandro Portelli, pubblicata su il manifesto il 3 febbraio 2011, del libro Ivan Della  Mea, Un inedito e testimonianze  (Jaca Book, 189 pagine, E. 18).
Raccontano  che Stendhal volesse per sé un semplice epitaffio: “Henri Beyle,  milanese”. Ivan Della Mea era milanese come Stendhal: non per nascita,  ma per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/COVER-libro-Della-Mea.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1907" title="COVER libro-Della-Mea" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/COVER-libro-Della-Mea-191x300.jpg" alt="COVER libro-Della-Mea" width="153" height="240" /></a>Recensione di Alessandro Portelli, pubblicata su il manifesto il 3 febbraio 2011, del libro Ivan Della  Mea, Un inedito e testimonianze  (Jaca Book, 189 pagine, E. 18).</p>
<p>Raccontano  che Stendhal volesse per sé un semplice epitaffio: “Henri Beyle,  milanese”. Ivan Della Mea era milanese come Stendhal: non per nascita,  ma per sentimento, per cuore: dopo tutto, in tempi altri da questi, si  diceva che Milano facesse rima con “cuore in mano”, e la Milano di Ivan  Della Mea era condensata in quel Circolo Arci Corvetto “cheincuormistà”,  scriveva lui,  anche dopo che fra i soci cominciavano a circolare idee  che non condivideva – ma il cuore è un’altra cosa. Milano di Ivan Della  Ma era quella marginale, segreta, notturna di tante delle sue canzoni  più indimenticabili – i prati di “El me gatt”, le strade notturne di “A  quel omm”, i muri con le scritte comuniste di “Quand riva ‘l cald”, la  piazza della “Ballata per l’Ardizzone”, le case tumultuose di  “Ringhiera”… Attorno a Ivan Della Mea, milanese “cheincuorcistà”, i suoi  amici di sono incontrati per raccontarlo e per pubblicare un suo testo  inedito che parla di amicizia, di ricerca, di desiderio e di  immaginazione – un testo che ha per titolo, come a Ivan si addice, una  domanda: “Icché”.<br />
Ne è uscito un libro a molte voci – Ivan Della  Mea, Un inedito e testimonianze  (Jaca Book, 189 pagine, E. 18) &#8211; che  cerca di restituire la molteplice identità in perenne trasformazione e  ricerca di un personaggio fuori dagli schemi. Gianni Mura ne racconta la  figura di “giornalista di strada”, “auscultatore di Milano” e per  questo capace di trasformare le storie più di routine in racconti  carichi di significato: “Il cittadino cronista Ivan Della Mea è sempre  stato da una parte sola senza mai abbassare la voce, la chitarra, gli  occhi, la penna, la schiena e la bandiera”.  Uliano Lucas ricostruisce i  lineamenti di Ivan attraverso quelli fotografati della sua Milano –  palazzoni fra i prati, gente che corre dietro a un tram nella nebbia, e  forse la più bella, semplicemente facce serie, intente (chissà, forse  un’assemblea operaia). Annamaria Rivera si interroga su quella sua  capacità di costruire saperi attraverso la coscienza del non sapere,  autodidatta indagatore e coltissimo, sempre coerente proprio per la  dinamica incessante delle sue contraddizioni (viene da dire: “lavoratore  della conoscenza”, nella pienezza di entrambe le parole, lavoratore e  conoscenza, tutte e due legate a un fare, diventare, trasformare, mai a  uno statico essere). Franco Tagliaferro ne studia lo stile narrativo (è  ora che qualcuno cominci a prendere sul serio Ivan Della Mea anche come  scrittore), stravagante e creativo, fra l’affabulazione orale e il  postmoderno gioco sulla linea dei significanti (a Tagliaferro viene in  mente il divagare fecondo di Sterne). Pier Paolo Poggio ci aiuta a  capire che l’umanità della sua Milano era anche dovuta alla capacità di  viverla con gli strumenti e la memoria del mondo contadino che Ivan non  aveva mai dimenticato,  e da cui la città negli anni delle grandi  migrazioni, non era poi così nettamente separata. Antonio Fanelli,  Stefano Arrighetti, Cesare Bermani ricordano il suo complicato rapporto  con l’Istituto Ernesto De Martino, quella matrice di memoria, di  produzione, di organizzazione culturale a cui è rimasto tempestosamente  legato per mezzo secolo, dal suo incontro con Gianni Bosio agli ultimi  anni in cui si è sacrificato per tenerla in vita facendo un mestiere di  organizzatore e amministratore che non era il suo ma che solo lui poteva  fare.<br />
“L’insieme degli interventi”, scrivono i curatori nella nota  introduttiva, “ cerca di coprire l’intero campo delle attività di Ivan  Della Mea, che non può essere incluso in nessuna delle categorie  utilizzate abitualmente per classificare gli intellettuali” (e già,  direbbe lui: “dare etichette è sempre da coglioni”): “Egli è stato  autore e interprete della canzone popolare italiana, poeta e romanziere,  pubblicista, nel senso che si dava a questo termine nella Russia  dell’Ottocento, cioè scrittore che si occupa dei più importanti problemi  sociali, politici e morali del suo tempo, ma anche organizzatore  culturale e militante comunista”. Alla fine, come nella storia dei  ciechi che cercano di descrivere l’elefante affidandosi al tatto, si ha  la sensazione che più guardiamo le singole parti della vita, dell’opera,  del carattere di Ivan Della Mea, più l’insieme ci sfugga – perché è più  grande della somma delle parti, perché le tiene insieme in modi  misteriosi e improbabili, e forse perché non c’è e continua a cercarsi:  “il deserto era in me e aveva senso in sé …/… il deserto dell’io / l’io  deserto / l’io / io”.</p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22Ivan%20Della%20Mea%2C%20milanese%20%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22Recensione%20di%20Alessandro%20Portelli%2C%20pubblicata%20su%20il%20manifesto%20il%203%20febbraio%202011%2C%20del%20libro%20Ivan%20Della%20%20Mea%2C%20Un%20inedito%20e%20testimonianze%20%20%28Jaca%20Book%2C%20189%20pagine%2C%20E.%2018%29.%0D%0A%0D%0ARaccontano%20%20che%20Stendhal%20volesse%20per%20s%C3%A9%20un%20semplice%20epitaffio%3A%20%E2%80%9CHenri%20Beyle%2C%20%20milanese%E2%80%9D.%20Ivan%20Della%20Mea%20era%20milanese%20come%20S%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/&amp;t=Ivan+Della+Mea%2C+milanese+" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/&amp;t=Ivan+Della+Mea%2C+milanese+" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=Ivan+Della+Mea%2C+milanese++-+http://bit.ly/f8jeWH+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/&amp;title=Ivan+Della+Mea%2C+milanese+" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2011/04/ivan-della-mea-milanese/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Milano, Corea di Montaldi e Alasia</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2011 14:06:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Portelli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1814</guid>
		<description><![CDATA[
Come  ogni classico, Milano, Corea di Franco Alasia e Danilo Montaldi (Donzelli 2010, pp. 335, E. 28, nota introduttiva di Guido Crainz) si  apre a tantissime letture – in termini (anche attualizzanti) di storia  delle migrazioni, di storia della sociologia e delle scienze sociali, di  storia urbana, storia del lavoro… A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/alasia-montaldi_milano_corea_NEW1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1818" title="alasia-montaldi_milano_corea_NEW" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/alasia-montaldi_milano_corea_NEW1.jpg" alt="alasia-montaldi_milano_corea_NEW" width="192" height="192" /></a>Come  ogni classico,<em> <strong>Milano, Corea </strong></em><strong>di Franco Alasia e Danilo Montaldi </strong>(Donzelli 2010, pp. 335, E. 28, nota introduttiva di Guido Crainz) si  apre a tantissime letture – in termini (anche attualizzanti) di storia  delle migrazioni, di storia della sociologia e delle scienze sociali, di  storia urbana, storia del lavoro… A me, che lo leggo a cinquant’anni  dalla sua prima pubblicazione, fa effetto soprattutto il modo in cui è  stato prodotto. C’è un’espressione americana – <em>leg work</em>, lavoro di gambe  – che descrive <strong>la fatica fisica e la minuziosa osservazione</strong> in cui  consiste quello che si suole chiamare “lavoro sul campo”. <strong>Alasia e  Montaldi hanno lavorato di gambe per fare questo libro</strong>: andando a  cercare le fonti nelle periferie, nei comuni del circondario, nelle  “coree”, gli agglomerati spontanei generati (come i borghetti dei  baraccati a Roma) dalla modernità e dalle ingiustizie del “miracolo  italiano”, facendo il “giro di Milano” per andare a vedere le facce e i  vestiti di chi stava seduto sulle panche in attesa di una minestra in  parrocchia, per rendersi conto dei complicati percorsi quotidiani di chi  metteva insieme una vita dai frammenti dell’esclusione e della  marginalizzazione, costruendosi la casa letteralmente con le macerie  recuperate e con gli avanzi dei cantieri.<br />
Lavoro di gambe significa  camminare, e quindi<strong> guardare il mondo dal livello della strada (del  prato, del vicolo, del fosso, del parco notturno, del pavimento mezzo  finito della casa auto costruita)  – non tanto “dal basso” quanto  orizzontalmente</strong>. Mettersi al livello della strada è un modo di viaggiare  vedendo i dettagli che sfuggono allo sguardo egemonico dall’alto; ed è  anche un significativo gesto di umiltà: <strong>vuol dire rinunciare  all’arroganza implicita nel ruolo di “osservatore” in relazione  reificante con l’”osservato”, e disporsi invece a un ascolto, a un  apprendimento che deriva dell’incontro fra persone che si guardano fra  loro </strong>(inter\vista infine significa questo). Che questo, infine, è il  principio di ogni ricerca sul campo: un progetto di incontro, un  riconoscimento di non sapere, uno sguardo su quello che non si vede.<br />
L’Italia  del miracolo economico è piena di luoghi e persone non visti: la  “corea” milanese di  Alasia e Montaldi è il corrispettivo settentrionale  della “terra del rimorso” e delle “indie di quaggiù” di Ernesto De  Martino e della Partinico siciliana di Danilo Dolci. Per questo, gli  strumenti della sociologia convenzionale, specie nella versione  positivista parsonsiana allora dominante ma anche nel progressismo  tecnocratico con cui Montaldi polemizza tutta la vita, sono inadeguati  alla conoscenza di queste realtà.<strong> Ci vuole qualcosa di più aperto,  qualcosa in cui l’agenda delle domande e dei problemi non sia posta a  priori ma sia derivata dall’osservazione e dall’ascolto senza  preconcetti</strong>. Così, Alasia e Montaldi sono fra i fondatori di quella  ristretta schiera di ricercatori, tutti fuori dell’accademia e ai  margini della politica ufficiale, che usano in primo luogo le storie –  biografie, storie di vita, ma anche semplicemente racconti: Danilo  Dolci, appunto (di cui Alasia fu allievo e collaboratore), Rocco  Scotellaro, il Goffredo Fofi dell’Immigrazione meridionale a Torino, e  io ci metterei anche Gianni Bosio. E non è un caso se, come fa notare  Guido Crainz  nell’introduzione a questa nuova edizione, quegli anni  sono stati raccontati soprattutto dal cinema e dalla letteratura.<br />
Credo  che sia stato Erich Auerbach a dire che ci sono due modi per affrontare  un dilemma: quello logico di Atene e quello narrativo di Gerusalemme.  Sono entrambi necessari, e Montaldi e Alasia li padroneggiano entrambi  (forse l’unica concessione alle modalità espositive delle scienze  sociali del tempo è proprio la separazione fra il discorso analitico  autoriale dell’ampio saggio introduttivo e quello narrativo delle storie  di vita), ma fin dai capitoli dell’introduzione sulle periferie, sul  parco, sui viali, ci si rende conto di come la modalità narrativa  contamini l’esposizione saggistica. Perché il racconto esorbita sempre  dalle aspettative a priori e dai limiti dell’interpretazione;  digressivo, elusivo, carico di dettagli non richiesti e quindi più  necessari, tessuto di vuoti pesanti e silenzi eloquenti, invaso  dall’immaginazione e dal desiderio, il racconto è sempre più ricco di  quello che possono dire un commento e un’analisi. Soprattutto,<strong> il  racconto, specie il racconto della memoria, è una creazione individuale  che sfida le necessarie astrazioni e generalizzazioni della sintesi  quantitativa e statistica</strong> e ci mette sotto gli occhi l’immagine di un  mondo fatto non di caselle rese identiche per renderle misurabili, ma  mosaico di tessere una diversa dall’altra – di individui ognuno  irriducibile e unico &#8211;  che solo con immaginazione e partecipazione  possiamo comporre in un insieme dotato di senso.<br />
Le coree e le  periferie milanesi raccontate in questo libro, allora, contengono molto  più cose di quanto non ne prevedesse la nostra ragione indagatrice.  Contengono il mondo antico che è ancora presente nella memoria e  nell’identità – la terra del padrone che si misura in quattro ore di  cavalcata per attraversarla, l’assalto dei briganti alla carovana in  Molise, il memorabile viaggio dalla Sadegna a Milano attraverso  Civitavecchia e Genova alla scoperta di un mondo nuovo, il primo  cinematografo, la prima automobile, le guerre – e una modernità di carta  fatta di licenze, tessere, permessi, verbali, multe, fogli di via,  certificati, documenti…  in un’Italia in cui le leggi fasciste ancora  vigenti fanno di questi migranti dei clandestini indesiderati e senza  documenti.<br />
Mi rendo conto di stare facendo forse quello che Alasia e  Montaldi volevano assolutamente evitare: leggere Milano, Corea come un  “libro letterario” (mi viene in mente una celebre frase del romanziere  afroamericano Richard Wright, che non voleva scrivere un libro su cui  anche “le figlie dei banchieri” si potessero commuovere). Ma forse i  tempi sono cambiati, e letteratura e sociologia hanno smesso di  trattarsi reciprocamente come insulti – come sinonimi l’una per l’altra  di genericità, approssimazione, sentimentalismo. <strong>Milano, Corea è un  “libro letterario” perché fa spazio alla soggettività: la conoscenza sta  sì nelle tabelle statistiche e nei documenti ma anche, forse  soprattutto, nelle pieghe del linguaggio</strong>; la fatica e il desiderio  dell’integrazione li percepiamo più nel linguaggio di un immigrato  meridionale che usa una locuzione prettamente milanese (“ero dietro a  dormire”) che in tanti dati oggettivi.<br />
C’è molto altro, ovviamente,  in Milano, Corea: per esempio, intuizioni taglienti sulle trasformazioni  della politica, le divaricazioni che si vengono formando all’interno di  una sinistra in cui qualche amministratore illuminato può vedere  l’immigrazione come opportunità di crescita, in cui gli operai e i  disoccupati immigrati iscritti al partito la vivono come sfruttamento, e  in cui i sindacalisti stanno presi in mezzo.  C ‘è, per chi legge oggi,  l’inevitabile parallelo con l’immigrazione attuale, con la barriera di  carta dei permessi di soggiorno dopo quella metallica dei respingimenti,  e con le baraccopoli e i rifugi di fortuna che ancora si agglomerano  intorno alle città. Ma la differenza è che, nonostante la quantità e la  qualità di molte ricerche, un lavoro della portata e della profondità di  Milano, Corea sull’immigrazione di oggi ancora lo stiamo aspettando.</div>
</div>
<p>Alessandro Portelli (pubblicato in Il manifesto, 27 gennaio 2011)<em><br />
</em></p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22Milano%2C%20Corea%20di%20Montaldi%20e%20Alasia%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22%0D%0ACome%20%20ogni%20classico%2C%20Milano%2C%20Corea%20di%20Franco%20Alasia%20e%20Danilo%20Montaldi%20%28Donzelli%202010%2C%20pp.%20335%2C%20E.%2028%2C%20nota%20introduttiva%20di%20Guido%20Crainz%29%20si%20%20apre%20a%20tantissime%20letture%20%E2%80%93%20in%20termini%20%28anche%20attualizzanti%29%20di%20storia%20%20delle%20migrazioni%2C%20di%20storia%20della%20sociologia%20e%20delle%20scienze%20sociali%2C%20di%20%20storia%20ur%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/&amp;t=Milano%2C+Corea+di+Montaldi+e+Alasia" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/&amp;t=Milano%2C+Corea+di+Montaldi+e+Alasia" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=Milano%2C+Corea+di+Montaldi+e+Alasia+-+http://bit.ly/fhAqfG+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/&amp;title=Milano%2C+Corea+di+Montaldi+e+Alasia" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2011/03/milano-corea-di-montaldi-e-alasia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando il potere è operaio</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 13:50:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[cultura d'impresa]]></category>
		<category><![CDATA[impresa]]></category>
		<category><![CDATA[operai]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1590</guid>
		<description><![CDATA[Devi Sacchetto e Gianni Sbrogiò (a cura di), Quando il potere è operaio, Manifestolibri, Roma 2009 (con il dvd “Gli anni sospesi” di Manuela Pellarin).
 (recensione di Tommasio Saggiorato)
Augusto Finzi, prima della sua morte nel 2004, aveva iniziato a progettare un centro di documentazione di storia locale che raccogliesse l’attività politica di un gruppo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><strong><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Quando-il-potere-operaio1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1592" title="Quando il potere operaio" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Quando-il-potere-operaio1-208x300.jpg" alt="Quando il potere operaio" width="208" height="300" /></a>Devi Sacchetto e Gianni Sbrogiò (a cura di), <em>Quando il potere è operaio</em>, Manifestolibri, Roma 2009 (con il dvd “Gli anni sospesi” di Manuela Pellarin).</strong></span></p>
<p><em> (recensione di Tommasio Saggiorato)</em></p>
<p>Augusto Finzi, prima della sua morte nel 2004, aveva iniziato a progettare un centro di documentazione di storia locale che raccogliesse l’attività politica di un gruppo di operai e tecnici cresciuti attorno al progetto dell’autonomia operaia inizialmente dentro la Cgil e il Pci, poi, dopo l’estromissione, costituendosi nel Comitato operaio, uno dei maggiori centri d’irradiazione di Potere operaio, e sancendone a breve lo scioglimento con l’Assemblea autonoma di Porto Marghera. Non volendo disperdere nell’ennesima soffitta o scantinato l’enorme mole documentaria che Finzi e coloro che orbitavano attorno a lui avevano raccolto, alcuni vecchi compagni hanno deciso di riunirsi nel Comitato promotore archivio operaio “Augusto Finzi”, per fare in modo che il progetto archivistico si concretizzasse. Dal 2006 presso il Centro di documentazione di storia locale di Marghera è possibile consultare l’archivio operaio “Augusto Finzi” che, assieme ad altri fondi, costituisce un importante luogo di raccolta, archiviazione, catalogazione e consultazione di documenti legati alla storia di Porto Marghera e parallelamente alla storia del quartiere urbano.</p>
<p>Così è nata l’idea di scrivere non tanto la storia del movimento operaio a Porto Marghera negli anni Sessanta e Settanta, ma – come dice Devi Sacchetto esordendo nel suo saggio – di indagare sulla base di 24 interviste «i percorsi di politicizzazione e le fonti della radicalizzazione espressi da quei militanti operai e territoriali che hanno costruito alcuni percorsi di lotta a Marghera e in Veneto». Una ricerca che va a scavare nelle origini sociali e politiche del gruppo operaista a partire dallo sviluppo del polo chimico che negli anni Cinquanta rastrella giovani con scarsa esperienza di lavoro e di pratica politico sindacale: pendolari provenienti dal vasto bacino agricolo circostante e tecnici dagli istituti tecnici industriali di Mestre. Una forza lavoro, soprattutto quella del Petrolchimico della Montedison, che si trova di fronte ad enormi investimenti in capitale fisso, elevati livelli di produttività, esposizione alla nocività della produzione, e che costruirà dei percorsi comuni con gli operaisti prima di “Progresso Veneto” e “Quaderni Rossi”, poi di “Classe Operaia”.</p>
<p>L’intervento degli intellettuali davanti alle fabbriche permise nel periodo caldo tra il ’67 e il ’70 di elaborare delle forme di auto organizzazione operaia fuori dal controllo dei sindacati e dei partiti, attorno al tema del lavoro salariato tanto caro alla sinistra storica. Il rifiuto della delega investì anche i professionisti della politica di Potere operaio quando nel 1972 si decise di dare vita all’Assemblea autonoma di Porto Marghera nel tentativo di essere classe operaia nella propria autonomia (anche dagli appena costituiti Consigli di fabbrica) e nel territorio; un tentativo che rifletteva la crescita intellettuale e politica dentro la fabbrica e fuori da essa senza la mediazione di funzionari esterni, dove gli stessi operai si assumevano la responsabilità diretta delle forme di lotta e dove all’assemblea era premiato l’impegno, la partecipazione, la presa di parola diretta.</p>
<p>Se inizialmente la lotta operaia rivendicò l’egualitarismo salariale indispensabile per coagulare i lavoratori, negli anni a seguire il conflitto lavorativo si concentrò sul tema della nocività e del rifiuto del lavoro, estendendo alle università e al territorio nuove sensibilità, aggregando soggetti e generazioni diverse tra loro attraverso l’organizzazione di comitati cittadini che intervenissero nei più svariati ambiti sociali (le abitazioni, la spesa, gli asili). Il confronto tra diverse figure sociali permise l’intrecciarsi di rapporti duraturi nel tempo in quanto la curiosità intellettuale, il dibattito e l’attenzione allo studio erano rivolti sì alla battaglia politica, ma soprattutto alla crescita personale in un nuovo spazio politico dove si potesse immaginare la possibilità di organizzare direttamente una vita sociale che non fosse fagocitata dai rapporti di produzione e di consumo. Sul finire degli anni Settanta, l’Assemblea autonoma viene investita dalla più grande ondata repressiva dello stato mai messa in atto dal secondo dopoguerra: il “processo 7 aprile” vedrà numerosi arresti e lunghe incarcerazioni che, assieme alle ristrutturazioni conseguenti al decentramento produttivo messo in atto dalle aziende e al terrorismo brigatista, costringeranno molti a ritirarsi a vita privata, distruggendo quella rete di relazioni basata sull’appartenenza, sulla solidarietà e sui legami personali.</p>
<p>Questa lunga parabola, non tanto di lotta operaia ma piuttosto di acculturazione e radicamento di soggettività antagoniste dalla fabbrica al territorio, è un segno che rimane ancora adesso specificità di una realtà sociale e politica a sé stante, dove si era diffuso, fin dagli anni Settanta, un modo di fare informazione costruito dal basso, a partire dalla conoscenza dei cicli produttivi e dagli effetti deleteri che essi provocavano alla salute dei lavoratori, tant’è che l’ultima speranza di dare ragione alla causa operaia è stata affossata dalla sentenza di assoluzione di tutti i dirigenti del Petrolchimico emessa dal tribunale penale di Venezia nel 2001.</p>
<p>Consiglio la lettura di questo libro a quanti  pensino di saperne poco sulle origini dell’autonomia operaia a Marghera, come è successo a me, e che fin da subito non disdegnino la pluralità dei linguaggi in quanto i contributi sono eterogenei: a partire da una personale cronistoria del militante Gianni Sbrogiò, passando per gli interventi di intellettuali che con l’autonomia operaia si sono confrontati come Toni Negri, Massimo Cacciari e Karl Heinz Roth, concludendo con il bel saggio di Devi Sacchetto, corredato da un dvd curato da Manuela Pellarin in cui le video interviste vengono montate assieme a documenti video dell’epoca, proponendo così un duplice linguaggio: quello saggistico della storia orale e quello audio visivo del documentario.</p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22Quando%20il%20potere%20%C3%A8%20operaio%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22Devi%20Sacchetto%20e%20Gianni%20Sbrogi%C3%B2%20%28a%20cura%20di%29%2C%20Quando%20il%20potere%20%C3%A8%20operaio%2C%20Manifestolibri%2C%20Roma%202009%20%28con%20il%20dvd%20%E2%80%9CGli%20anni%20sospesi%E2%80%9D%20di%20Manuela%20Pellarin%29.%0D%0A%0D%0A%20%28recensione%20di%20Tommasio%20Saggiorato%29%0D%0A%0D%0AAugusto%20Finzi%2C%20prima%20della%20sua%20morte%20nel%202004%2C%20aveva%20iniziato%20a%20progettare%20un%20centro%20di%20documentazi%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/&amp;t=Quando+il+potere+%C3%A8+operaio" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/&amp;t=Quando+il+potere+%C3%A8+operaio" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=Quando+il+potere+%C3%A8+operaio+-+http://b2l.me/z6d4d+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/&amp;title=Quando+il+potere+%C3%A8+operaio" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/06/quando-il-potere-e-operaio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>LT 22 – RADIO LA COLIFATA</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 08:43:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film, video, multimedia]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[cinema indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[film documentario]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1479</guid>
		<description><![CDATA[di Carlos Larrondo (Argentina 2008, 94&#8242;)
Recensione di Livio Meo
Lt 22 – Radio La Colifata è un documentario del regista argentino Carlos Larrondo ed è stato proiettato per la prima volta in Italia da Cinit Cineforum Labirinto, un&#8217;associazione gestita da un gruppo di studenti universitari e liceali di Treviso. Grazie all&#8217;impegno di alcuni volenterosi, Cineforum Labirinto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Colifata.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1480" title="Colifata" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Colifata-221x300.jpg" alt="Colifata" width="221" height="300" /></a><span style="color: #800000;"><strong>di Carlos Larrondo (Argentina 2008, 94&#8242;)</strong></span></p>
<p><span style="color: #800000;"><em>Recensione di Livio Meo</em></span></p>
<p><em>Lt 22 – Radio La Colifata</em> è un documentario del regista argentino Carlos Larrondo ed è stato proiettato per la prima volta in Italia da Cinit Cineforum Labirinto, un&#8217;associazione gestita da un gruppo di studenti universitari e liceali di Treviso. Grazie all&#8217;impegno di alcuni volenterosi, Cineforum Labirinto ha potuto presentare il film in prima assoluta con sottotitoli in italiano, interamente realizzati da un gruppo di traduttori reclutati nelle scuole superiori della città.</p>
<p>Radio La Colifata è un&#8217;emittente radio argentina che trasmette direttamente dal giardino dell&#8217;Ospedale Psichiatrico José Borda di Buenos Aires. Il nome della radio deriva dalla parola “colifato”, che nel dialetto della capitale significa matto, suonato. Nel 1991, Alfredo Olivera, specializzando in Psichiatria, decide di disinteressarsi dell’usuale terapia farmacologica per sperimentare una cura totalmente diversa, il coinvolgimento degli ospiti del manicomio nella gestione di una radio. Ogni sabato i “colifatos” si riuniscono nel colorato giardino dell&#8217;imponente manicomio e ciascuno di essi si esprime attraverso il proprio spazio radiofonico.</p>
<p>Mentre i farmaci relegavano i pazienti alla reclusione sociale ed affettiva, attraverso i programmi radiofonici gli irresistibili protagonisti riacquistano la libertà ed instaurano un legame diretto con i radioascoltatori, stabilendo un contatto con il mondo esterno dal quale erano esclusi. I numerosi interventi degli ascoltatori rappresentano il materiale riscontro di come l&#8217;energia dei “colifatos” abbia abbattuto i muri del manicomio, contagiando la città con la voglia di vivere e di essere felici dei personaggi.</p>
<p>La naturalezza con la quale Horacio, Stella e gli altri soggetti collaborano al progetto radiofonico trova corrispondenza nello stile narrativo utilizzato da Carlos Larrondo. Il regista rappresenta le emozioni dei personaggi senza l’intervento di esperti esterni, evitando volutamente un approccio accademico e serioso che si sarebbe male adattato all&#8217;incontenibile vivacità della radio. Mediante un montaggio agile e puntuale, Larrondo fonde le voci dei “colifatos” con i ritmi musicali che accompagnano le vicende del film e crea una piacevole e coinvolgente dimensione di ascolto e condivisione, senza alcuna barriera di diversità.</p>
<p>Il contagioso successo della Radio supera in breve tempo i confini dell&#8217;Argentina e giunge fino in Europa. A Barcellona, il colifato Horacio Surus incontra il cantante Manu Chao, entusiasta dell’esperienza di Radio La Colifata al punto da organizzare un concerto a Buenos Aires con i “colifatos”. Manu Chao si introduce nella trama del documentario con grande complicità ed umiltà, spinto dal desiderio di conoscere e cantare con gli ospiti dell&#8217;ospedale Borda. Il concerto di Buenos Aires, culmine emotivo della pellicola, sancisce un momento di eccezionale partecipazione corale all&#8217;energia dei protagonisti. In un&#8217;atmosfera di festa, le parole dei “colifatos” giungono al cuore delle migliaia di spettatori e i gioiosi incitamenti della folla diventano un&#8217;iniezione di felicità più terapeutica di qualsiasi farmaco prodotto in laboratorio.</p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22LT%2022%20%E2%80%93%20RADIO%20LA%20COLIFATA%20%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22di%20Carlos%20Larrondo%20%28Argentina%202008%2C%2094%27%29%0D%0A%0D%0ARecensione%20di%20Livio%20Meo%0D%0A%0D%0ALt%2022%20%E2%80%93%20Radio%20La%20Colifata%20%C3%A8%20un%20documentario%20del%20regista%20argentino%20Carlos%20Larrondo%20ed%20%C3%A8%20stato%20proiettato%20per%20la%20prima%20volta%20in%20Italia%20da%20Cinit%20Cineforum%20Labirinto%2C%20un%27associazione%20gestita%20da%20un%20gruppo%20di%20studenti%20universitari%20%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/&amp;t=LT+22+%E2%80%93+RADIO+LA+COLIFATA+" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/&amp;t=LT+22+%E2%80%93+RADIO+LA+COLIFATA+" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=LT+22+%E2%80%93+RADIO+LA+COLIFATA++-+http://b2l.me/mcmqs+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/&amp;title=LT+22+%E2%80%93+RADIO+LA+COLIFATA+" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/03/radio-la-colifata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ZAPRUDER &#8211; Ritorno al futuro. Movimenti, culture e attivismo negli anni Ottanta.</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 21:25:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Zapruder]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1484</guid>
		<description><![CDATA[
Ritorno al futuro. Movimenti, culture e attivismo negli anni Ottanta, numero monografico di “Zapruder”, n. 21, gennaio-aprile 2010, pp. 160
Recensione di Alessandro Casellato
L’ultimo numero di “Zapruder” è dedicato a movimenti, culture e attivismo negli anni Ottanta. Nell’editoriale Beppe De Sario definisce gli obiettivi: riscattare il decennio dall’immagine del semplice “riflusso” rispetto alla “stagione dei movimenti” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/copertina21-zapruder1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1485" title="copertina21 zapruder" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/copertina21-zapruder1-214x300.jpg" alt="copertina21 zapruder" width="184" height="258" /></a></p>
<p><strong><span style="color: #800000;"><em>Ritorno al futuro. Movimenti, culture e attivismo negli anni Ottanta</em>, numero monografico di “Zapruder”, n. 21, gennaio-aprile 2010, pp. 160</span></strong></p>
<p><em><span style="color: #800000;">Recensione di Alessandro Casellato</span></em></p>
<p>L’ultimo numero di “Zapruder” è dedicato a <em>movimenti, culture e attivismo negli anni Ottanta</em>. Nell’editoriale Beppe De Sario definisce gli obiettivi: riscattare il decennio dall’immagine del semplice “riflusso” rispetto alla “stagione dei movimenti” che lo aveva preceduto; ridefinire i confini della politica, includendovi le nuove forme di soggettivazione che connotano le esperienze dei punk e di altri movimenti giovanili, quelle femministe, gay e lesbiche, o quelle comunitarie, neoetniche e postcoloniali che si costituiscono all’interno delle metropoli; collocare il caso italiano nel contesto europeo, rintracciando i molti fili che cominciano a infittirsi nel corso del decennio e che porteranno, in quello successivo, alla presa di coscienza della “globalizzazione” in atto e alla ricerca di risposte ad essa adeguate.</p>
<p>Gli obiettivi proposti sono stati pienamente raggiunti: senza impossibili pretese di completezza, va detto che una direzione è stata segnata e che gli ’80s si rivelano pronti, anche in Italia, per una stagione di studi che li faccia uscire dal cono d’ombra in cui sono stati confinati.</p>
<p>Un’unica assenza merita di essere qui notata e discussa: quella della storia orale. Stranamente nessuno dei contributi proposti utilizza le fonti orali, fatta eccezione per l’intervista a Porpora Marcasciano sulla sua esperienza di militante Glbtq (nella rubrica “Voci”) e il breve resoconto di Marco Caligari (che rappresenta però tematicamente un corpo estraneo rispetto al resto del volume, essendo dedicato a un laboratorio didattico sulla seconda guerra mondiale). Anzi, il contributo documentario più originale viene da una tipica fonte scritta trovata da Eros Francescangeli in un fondo del Ministero dell’Interno all’Archivio Centrale dello Stato: un’informativa dettagliatissima del questore di Milano relativa a paninari, punk, metallari, rockabilly e altre tendenze giovanili della metà degli anni Ottanta, che utilizza a fini polizieschi una inchiesta sociologica sulla “devianza e l’emarginazione”.</p>
<p>Certo questa assenza della storia orale non può essere dovuta a diffidenza preconcetta, dato che sia “Zapruder” che molti degli autori del numero la praticano normalmente. E allora è un caso o c&#8217;è qualche altro motivo più profondo che rende preferibile, per indagare un periodo così vicino e iperdocumentato quanto poco esplorato dalla storiografia, altre fonti più compatte, come riviste, libri, film? C&#8217;è bisogno di tracciare piste di avvicinamento e mettere punti di riferimento prima di scavare in profondità?</p>
<p>Una bella idea la lancia Andrea Brazzoduro, nel suo saggio dedicato a una “ricerca che non c’è”, ovvero alla rivolta algerina dell’ottobre 1988. In questo caso – scrive Andrea – la documentazione è stata sequestrata, gli archivi sono chiusi e gli attori istituzionali silenti. L’unica cosa che si potrebbe fare è “un’indagine minuziosa della generazione che l’Ottobre 1988 è scesa in strada”, passando però dalla semplice denuncia alla “analisi dei quadri culturali, della condizione economica e della collocazione geografica”.</p>
<p>È su questo terreno che la storia orale potrebbe avere il suo spazio, e non solo in relazione all’Algeria: interviste, storie di vita, indagine sul vissuto e sulla memoria di una generazione, magari anche uscendo dai circuiti militanti e radicali che sono al centro di “Zapruder” ma per verificare le tesi che lì vi sono contenute sul <em>significato </em>complessivo degli anni ’80: in quanti ambiti quel decennio fu vissuto come l’alba di una stagione che cominciava ad aprirsi piuttosto che come tramonto di un’altra arrivata ad esaurimento? Quali segni di <em>passato prossimo venturo</em> erano già emersi nella vita di tutti i giorni, nel mondo del lavoro piuttosto che dentro le famiglie? Quanti anni ’80 ci sono stati, nei diversi segmenti generazionali, nelle diverse realtà sociali, nella varia geografia di cui continuava ad essere fatta l’Italia, pur sotto la cortina omologante dell’industria culturale e della neotelevisione che proprio in quel decennio l’avvolse per intero? Un bella ricerca da fare. Grazie a “Zapruder” di avercene fatto cogliere l’interesse e la plausibilità.</p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22ZAPRUDER%20-%20Ritorno%20al%20futuro.%20Movimenti%2C%20culture%20e%20attivismo%20negli%20anni%20Ottanta.%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22%0D%0A%0D%0ARitorno%20al%20futuro.%20Movimenti%2C%20culture%20e%20attivismo%20negli%20anni%20Ottanta%2C%20numero%20monografico%20di%20%E2%80%9CZapruder%E2%80%9D%2C%20n.%2021%2C%20gennaio-aprile%202010%2C%20pp.%20160%0D%0A%0D%0ARecensione%20di%20Alessandro%20Casellato%0D%0A%0D%0AL%E2%80%99ultimo%20numero%20di%20%E2%80%9CZapruder%E2%80%9D%20%C3%A8%20dedicato%20a%20movimenti%2C%20culture%20e%20attivismo%20negli%20anni%20Ottanta.%20Nell%E2%80%99edi%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/&amp;t=ZAPRUDER+-+Ritorno+al+futuro.+Movimenti%2C+culture+e+attivismo+negli+anni+Ottanta." rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/&amp;t=ZAPRUDER+-+Ritorno+al+futuro.+Movimenti%2C+culture+e+attivismo+negli+anni+Ottanta." rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=ZAPRUDER+-+Ritorno+al+futuro.+Movimenti%2C+culture+e+attivismo+negli+anni+Ottanta.%5B..%5D+-+http://b2l.me/mmu7e+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/&amp;title=ZAPRUDER+-+Ritorno+al+futuro.+Movimenti%2C+culture+e+attivismo+negli+anni+Ottanta." rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/03/zapruder-ritorno/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IL RICORDO DOPO L&#8217;OBLIO. Sant’Anna di Stazzema, la strage, la memoria.</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant%e2%80%99anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant%e2%80%99anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 23:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[stragi]]></category>
		<category><![CDATA[testimoni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1491</guid>
		<description><![CDATA[Recensione di Gabriele Licciardi (Centro studi “E. Luccini” &#8211; Padova)
 
Il 12 agosto del 1944 a Sant’Anna di Stazzema il II Battaglione del 35° reggimento della XVI SS Panzer – Grenaider Division compì uno dei più efferati massacri contro i civili che il teatro della seconda guerra mondiale visse. Il volume di Caterina Di Pasquale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><em><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/DiPasquale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1494" title="DiPasquale" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/DiPasquale-214x300.jpg" alt="DiPasquale" width="166" height="232" /></a>Recensione di Gabriele Licciardi</em></span><span style="color: #800000;"> (Centro studi “E. Luccini” &#8211; Padova)</span></p>
<p align="center"><em> </em></p>
<p>Il 12 agosto del 1944 a Sant’Anna di Stazzema il <em>II Battaglione del 35° reggimento della XVI SS Panzer – Grenaider Division </em>compì uno dei più efferati massacri contro i civili che il teatro della seconda guerra mondiale visse. Il volume di Caterina Di Pasquale ha indagato un tratto particolare di questa strage, ovvero il ritorno alla parola dei sopravvissuti dopo anni di assoluto silenzio, e la conseguente democraticizzazione della memoria che il popolo dei santannini ha conquistato, solo, in epoca recente. Il metodo è quello dell’antropologa, che ci ha consegnato una narrazione convincente, e che ha messo al centro del suo lavoro tutti i nodi essenziali che la storiografia contemporanea ha di recente approfondito. Uno su tutti, ch’è rappresenta, poi, uno dei temi portanti del libro, è la ricostruzione di un lutto, quello della comunità di Sant’Anna di Stazzema, per lunghi anni declinato in un silenzio assordante, e quando si è tradotto in narrazione comunitaria, ha espresso tutte le sue contraddizioni, le sue divisioni, fino ad arrivare agli anni novanta, anni in cui il ricordo ha trovato un luogo, il Museo della Memoria, un luogo dove la memoria, divisa, antagonista, ha trovato la sua naturale collocazione, prima nella comunità locale, poi in quella nazionale.</p>
<p>Il libro della Di Pasquale ci racconta questo percorso, costruito attraverso tante voci, ma una appare più forte delle altre. La memoria della strage di Sant’Anna di Stazzema sembra seguire il vuoto identitario che la comunità ha subito dopo la strage. I santannini, per decenni, hanno rincorso una verità giudiziaria, hanno cercato all’interno dei dibattimenti dei processi ai gerarchi nazisti, per la stragi contro i civili compiute nel biennio 43 – 45, il loro motivo di riunificazione, la parola che desse finalmente conferma a quello loro avevano subito, non un rastrellamento nazista in reazione alla guerriglia partigiana, bensì una strage “contro i civili”, contro il popolo inerte. Bimbi donne ed anziani, e non partigiani arroccati sulle montagne della Versilia. L’autore spiega bene i motivi della strage, anche se dimostra, e questo va discusso, troppa fiducia nella possibilità di una sentenza che dia giustizia ad un popolo, fosse anche solo come strumento di identificazione comunitaria.</p>
<p>Cercare un luogo che certifichi una verità storica, per rendere la rielaborazione di un lutto, tanto grave come in questo caso, e tradurlo in un dettato ufficiale, certificato dalla sentenza di un tribunale, ci porta dritti verso il rischio di scambiare l’accertamento delle colpe dei singoli con una presunta verità storica. E se il tribunale di La Spezia che nel 2005 deliberò quella che per molti santannini fu una sentenza d’assoluzione, avesse disconosciuto le aspettative della popolazione di Sant’Anna? Fra l’altro il richiamo a quella sentenza avviene, nel dibattito pubblico, con un carattere estremamente selettivo, poiché sempre quel tribunale ha messo in luce alcuni fatti, come il ridimensionamento del numero delle vittime, fino ad ora stimato in maniera approssimativa in numero pari a 560, ed ha fatto chiarezza sul rapporto, non sempre idilliaco, fra gruppi partigiani e popolazioni locali, smentendo, in qualche mondo, il carattere inossidabile della Resistenza nelle zone della Versilia. Su questi episodi il dibattito pubblico ha taciuto, cercando di cementificare il ritrovato senso di appartenenza comunitaria attorno alla sentenza, che riconosceva quella di Sant’Anna come una strage contro i civili.</p>
<p>Questo discorso di coniuga perfettamente con le polemiche, che la Di Pasquale ha messo bene in evidenza, nate in merito al film di Spike Lee, <em>Miracolo a Sant’Anna, </em>uscito nelle sale italiane nel 2008. Il film ha riaperto una piaga mai rimarginatasi, ovvero le responsabilità partigiane per la strage. Se a livello istituzionale, le stesse, sono state faticosamente rimarginate, attraverso un lavoro paziente sviluppato principalmente dalla regione Toscana, a livello locale, una memoria anti &#8211; antifascista continua ad esistere, contro ogni evidenza, di carattere storiografico e, a questo punto, pure giudiziario. La memoria anti &#8211; antifascista continua, dopo decenni di silenzio, a riemergere appoggiandosi alle retoriche filo repubblichine espresse da Giorgio Pisanò, presenti sul palcoscenico della polemica pubblica a partire dagli anni settanta, con il compito di screditare il valore della lotta di Liberazione. Ma ovviamente questo momento è stato superato, almeno nel dibattito ufficiale, e il lavoro dell’antropologa lo ha certificato, dando voce, corpo e forma, a tutte le narrazioni che nei lunghi decenni si sono sedimentate a Sant’Anna di Stazzema. Ogni ricordo ha trovato posto nel canovaccio collettivo della narrazione santannina, il luogo è il Museo della Memoria, istituito nel 1991, all’interno del quale è stato trovato il modo per dettare i tempi e i modi per la trasformazione del ricordo personale in un esperienza comunitaria. Ogni ricordo ha così ritrovato la propria dimensione nel palcoscenico locale, ogni lutto ha trovato la sua parola per riemergere e trasformarsi in un <em>Ricordo dopo l’oblio, </em>finalmente una memoria frutto di un ricordo democraticizzato. Una narrazione onnicomprensiva è stata sostituita con un coro di biografie, spesso diverse l’una dall’altra, spesso divise e conflittuali. Tutto questo nessun tribunale potrà mai accertarlo, nessuna sentenza potrà mai formalizzarsi nell’autenticità di un ricordo. <em>Il ricordo dopo l’oblio, </em>n’è una lampante manifestazione.<em> </em></p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22IL%20RICORDO%20DOPO%20L%27OBLIO.%20Sant%E2%80%99Anna%20di%20Stazzema%2C%20la%20strage%2C%20la%20memoria.%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22Recensione%20di%20Gabriele%20Licciardi%20%28Centro%20studi%20%E2%80%9CE.%20Luccini%E2%80%9D%20-%20Padova%29%0D%0A%20%0D%0A%0D%0AIl%2012%20agosto%20del%201944%20a%20Sant%E2%80%99Anna%20di%20Stazzema%20il%20II%20Battaglione%20del%2035%C2%B0%20reggimento%20della%20XVI%20SS%20Panzer%20%E2%80%93%20Grenaider%20Division%20comp%C3%AC%20uno%20dei%20pi%C3%B9%20efferati%20massacri%20contro%20i%20civili%20che%20il%20teatro%20della%20seconda%20guerra%20mo%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant%e2%80%99anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant’anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant%e2%80%99anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/&amp;t=IL+RICORDO+DOPO+L%27OBLIO.+Sant%E2%80%99Anna+di+Stazzema%2C+la+strage%2C+la+memoria." rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant%e2%80%99anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/&amp;t=IL+RICORDO+DOPO+L%27OBLIO.+Sant%E2%80%99Anna+di+Stazzema%2C+la+strage%2C+la+memoria." rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=IL+RICORDO+DOPO+L%27OBLIO.+Sant%E2%80%99Anna+di+Stazzema%2C+la+strage%2C+la+memoria.+-+http://b2l.me/p3phb+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant%e2%80%99anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/&amp;title=IL+RICORDO+DOPO+L%27OBLIO.+Sant%E2%80%99Anna+di+Stazzema%2C+la+strage%2C+la+memoria." rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/03/il-ricordo-dopo-loblio-sant%e2%80%99anna-di-stazzema-la-strage-la-memoria/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>ULITSA SADOVAJA: STORIE DELLA RUSSIA CONTAMINATA</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 13:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Chernobyl]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo in Cammino]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1289</guid>
		<description><![CDATA[recensione di Silvia Musso
Ulitsa Sadovaja, libro voluto dall’associazione di volontariato “Mondo in Cammino” e stampato per la  collana editoriale “Carlo Spera editore X MIC” racconta il viaggio nella Russia contaminata di Elisa Geremia e Veronica Franzon. Queste due giovani ricercatrici hanno trascorso un mese a Novozybkov, una delle città russe maggiormente contaminate dall’esplosione della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #800000;"><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Silvia-Musso.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1290" title="Silvia Musso" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Silvia-Musso.jpg" alt="Silvia Musso" width="112" height="173" /></a>recensione di Silvia Musso</span></em></p>
<p>Ulitsa Sadovaja, libro voluto dall’associazione di volontariato “Mondo in Cammino” e stampato per la  collana editoriale “Carlo Spera editore X MIC” racconta il viaggio nella Russia contaminata di Elisa Geremia e Veronica Franzon. Queste due giovani ricercatrici hanno trascorso un mese a Novozybkov, una delle città russe maggiormente contaminate dall’esplosione della centrale nucleare di Cernobyl nel 1986 e dalla loro esperienza di ricerca e di vita è emerso questo libro appassionato in cui decine di voci diverse trovano uno spazio per esprimersi.<br />
La situazione di questa cittadina della provincia russa viene infatti presentata attraverso la prospettiva dei suoi abitanti, delle persone che ci vivono e che ogni giorno devono affrontare i rischi portati dalla radioattività in un intreccio di sentimenti, spesso discordanti, che vanno dalla rassegnazione alla rabbia, dalla speranza alla non curanza. «Abbiamo incontrato spesso una grande predisposizione al dialogo, al confronto e alla voglia di conoscere anche il nostro punto di vista – sottolineano le autrici –. I toni prevalenti erano da una parte l’ironia ed il sarcasmo, dall’altra la rassegnazione di fronte ad uno Stato lontano e indifferente alle conseguenze, più che altro sanitarie, del fall out radioattivo». Le autrici si mettono in ascolto e attraverso la prospettiva analitica dell’antropologia del rischio – studio dei comportamenti umani e delle costruzioni culturali in situazioni di rischio per superare i limiti delle definizioni “tecnocentriche” di disastro fornite da geologi, fisici, ingegneri – cercano di rispondere ad alcuni interrogativi: come mai i 40.000 abitanti della città non sono stati evacuati? cosa significa fare i conti, giorno dopo giorno, con la radioattività? in che modo la contaminazione si è intrecciata alla cultura e alle abitudini delle persone?<br />
Il libro contiene molti spunti di riflessione &#8211; i progetti di accoglienza dei bambini “chernobyliani”, i corsi di radioprotezione per studenti e insegnanti organizzati, tra innumerevoli difficoltà, da associazioni locali o internazionali, il diritto all’informazione ambientale sul nucleare – ma la sua forza è racchiusa nell&#8217;utilizzo sapiente ed equilibrato delle testimonianze dirette da cui emerge la frustrazione per uno stato praticamente assente e la volontà di sapere.<br />
Massimo Bonfatti, presidente dell&#8217;associazione Mondo in Cammino, crede nella necessità di dare voce alla gente: «Molti anni di intervento internazionale nelle zone contaminate dall’incidente di Chernobyl hanno posto scarsamente in evidenza il punto di vista delle persone che vivono in territorio contaminato. Il nucleare ha diversi punti di vista di analisi: il punto di vista dell’ingegnere, il punto di vista del geologo, il punto di vista dell’architetto, il punto di vista del medico, il punto di vista del fisico, il punto di vista dello scienziato “tout court”, il punto di vista del politico, il punto di vista del costruttore, ecc. E tutti questi punti di vista danno al nucleare un’aura di importanza e di complessità con cui è difficile confrontarsi o, quel che peggio, verso cui si crede di non possedere strumenti adeguati e “professionali” per il confronto. Niente di più sbagliato!<br />
Mondo in cammino ritiene che ci debba essere, invece, un punto di vista privilegiato: quello del cittadino comune che ha tutti i diritti, doveri e legittimità per intervenire nel dibattito e nelle scelte».<br />
Nelle pagine voci e parole si susseguono, si rincorrono, si contraddicono in una escalation che culmina, nella parte conclusiva del libro, con la trascrizione completa di due interviste, quella allo scienziato Michail Vasilievič Kislov e quella a Pavel Ivanovič Vdovičenko, fondatore dell’associazione russo-tedesca Radimiči. Due testimonianze tra loro opposte che, se da un lato evidenziano come non esistano spiegazioni reali e ultime alla percezione del rischio nucleare e delle conseguenze della radioattività, dall&#8217;altro affermano la necessità di andare a fondo nelle questioni riguardanti il post Chernobyl.<br />
In un contesto dove gli scaffali delle biblioteche contengono reportage descrittivi risalenti a più di dieci anni fa, alle pareti sono appese vecchie carte della contaminazione, dove la stampa offre una rivista specializzata che si limita a parlare di pensioni e risarcimenti, dove le informazioni mediche sono difficili da recuperare, la fonte orale diventa, ancora una volta, una fondamentale metodologia di ricerca sociale. In questo caso specifico le testimonianze degli abitanti di Novozybkov offrono inoltre un&#8217;occasione importante per aprire dibattiti e riflessioni sulla questione del nucleare non solo nelle zone contaminate, ma anche nel resto d&#8217;Europa e in Italia.</p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22ULITSA%20SADOVAJA%3A%20STORIE%20DELLA%20RUSSIA%20CONTAMINATA%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22recensione%20di%20Silvia%20Musso%0D%0A%0D%0AUlitsa%20Sadovaja%2C%20libro%20voluto%20dall%E2%80%99associazione%20di%20volontariato%20%E2%80%9CMondo%20in%20Cammino%E2%80%9D%20e%20stampato%20per%20la%20%20collana%20editoriale%20%E2%80%9CCarlo%20Spera%20editore%20X%20MIC%E2%80%9D%20racconta%20il%20viaggio%20nella%20Russia%20contaminata%20di%20Elisa%20Geremia%20e%20Veronica%20Franzon.%20Queste%20due%20giovani%20ricercatri%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/&amp;t=ULITSA+SADOVAJA%3A+STORIE+DELLA+RUSSIA+CONTAMINATA" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/&amp;t=ULITSA+SADOVAJA%3A+STORIE+DELLA+RUSSIA+CONTAMINATA" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=ULITSA+SADOVAJA%3A+STORIE+DELLA+RUSSIA+CONTAMINATA+-+http://b2l.me/f2bfu+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/&amp;title=ULITSA+SADOVAJA%3A+STORIE+DELLA+RUSSIA+CONTAMINATA" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/02/ulitsa-sadovaja/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>DONNE AL LAVORO NELLA TERZA ITALIA</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 10:02:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[storia orale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1279</guid>
		<description><![CDATA[Monica Pacini, Donne al lavoro nella Terza Italia. San Miniato dalla ricostruzione alla società dei servizi, Edizioni ETS, Pisa, 2009
recensione di Antonio Canovi
La foto di copertina recita: “Lavorante a domicilio sulla soglia di casa”. Che non si pensi &#8211; l’avvertenza si rende necessaria &#8211; ad una donna in qualche modo reclinata sulla propria condizione domestica. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #800000;"><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/foto-di-copertina-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1339" title="foto di copertina 2" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/foto-di-copertina-2-203x300.jpg" alt="foto di copertina 2" width="134" height="188" /></a>Monica Pacini, <em>Donne al lavoro nella Terza Italia. San Miniato dalla ricostruzione alla società dei servizi</em>, Edizioni ETS, Pisa, 2009</span></strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><em>recensione di Antonio Canovi</em></span></p>
<p>La foto di copertina recita: “Lavorante a domicilio sulla soglia di casa”. Che non si pensi &#8211; l’avvertenza si rende necessaria &#8211; ad una donna in qualche modo reclinata sulla propria condizione domestica. La signora raffigurata guarda soddisfatta e divertita al mondo che gli scorre davanti, le gambe ciondolanti un po’ come si vedeva fare negli anni ‘50 alle ragazze che se ne stavano aggrappate sulla motoretta guidata dal fidanzato. Ma qui è la donna ad esser protagonista: seduta come si trova sull’asse della propria PFAFF, vuole dirci che questa macchina da cucire è tutta sua e, insomma, dentro casa più non la rinchiuderanno.</p>
<p>Siamo in un mondo locale che cambia – “San Miniato dalla ricostruzione alla società dei servizi” – analizzato attraverso l’esperienza di donne che stanno soggettivamente cambiando. Così per Annamaria, colta – in una tra le foto poste a corredo del volume – mentre se ne sta allungata sulla sedia davanti al vecchio camino di una semplice casa contadina, lei a braccia conserte in stivali e minigonna, al fianco i genitori in vesti che sono del lavoro quotidiano. E in quel dondolar domestico di ginocchia scoperte s’indovina qualcosa di più della rivalsa nei confronti della povera mezzadria toscana, il senso di una libertà intima, mostrata finalmente al mondo.</p>
<p><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Interno-di-casa-mezzadrile-fine-anni-Sessanta-22.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1343" title="Interno di casa mezzadrile, fine anni Sessanta 2" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Interno-di-casa-mezzadrile-fine-anni-Sessanta-22-300x203.jpg" alt="Interno di casa mezzadrile, fine anni Sessanta 2" width="300" height="203" /></a>Il libro di Monica Pacini ha questa forza bella e rara, nell’economia di una ricerca dall’impianto storiografico rigorosissimo: il commento del dato statistico trova il controcanto di un’annotazione di costume, la descrizione di un determinato contesto sociale prende vita nelle sembianze di questa o quell’altra voce narrante. Quadri storici e narrazioni di memoria vengono riannodati al nostro tempo presente, per esserci restituiti con un garbo preciso che non è distanza, anzi, chiede ai lettori di farsi parte in causa nella medesima storia. Così per il capitolo sul lavoro a domicilio, passaggio cruciale quanto poco meditato nei processi di modernizzazione della donna italiana, dove siamo significativamente interrogati: “un passato senza futuro?”. Od ancora, nel modo in cui si problematizza l’approdo alla società dei servizi, prima mostrandoci come è cambiato il lavoro delle donne e poi invitandoci a sentire meglio ciò che “corre sotto pelle, prende corpo nella vita quotidiana e sui banchi di scuola”.</p>
<p><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Prototipo-di-lavorante-a-domicilio-Camera-del-Lavoro-di-Ponte-a-Egola-1989-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1341" title="Prototipo di lavorante a domicilio, Camera del Lavoro di Ponte a Egola, 1989 2" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/Prototipo-di-lavorante-a-domicilio-Camera-del-Lavoro-di-Ponte-a-Egola-1989-2-300x168.jpg" alt="Prototipo di lavorante a domicilio, Camera del Lavoro di Ponte a Egola, 1989 2" width="300" height="168" /></a>Una metafora, quest’ultima, che sembra attagliarsi bene alla scrittura storica prescelta da Monica Pacini per la sua appassionante monografia: mentre squaderna sempre nuovi dati informativi, ci fa sentire necessaria l’assunzione della prospettiva di genere per declinare la vicenda storica di una comunità locale.</p>
<p align="right"><em><br />
</em></p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22DONNE%20AL%20LAVORO%20NELLA%20TERZA%20ITALIA%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22Monica%20Pacini%2C%20Donne%20al%20lavoro%20nella%20Terza%20Italia.%20San%20Miniato%20dalla%20ricostruzione%20alla%20societ%C3%A0%20dei%20servizi%2C%20Edizioni%20ETS%2C%20Pisa%2C%202009%0D%0A%0D%0Arecensione%20di%20Antonio%20Canovi%0D%0A%0D%0ALa%20foto%20di%20copertina%20recita%3A%20%E2%80%9CLavorante%20a%20domicilio%20sulla%20soglia%20di%20casa%E2%80%9D.%20Che%20non%20si%20pensi%20-%20l%E2%80%99avvertenza%20si%20rende%20necessar%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/&amp;t=DONNE+AL+LAVORO+NELLA+TERZA+ITALIA" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/&amp;t=DONNE+AL+LAVORO+NELLA+TERZA+ITALIA" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=DONNE+AL+LAVORO+NELLA+TERZA+ITALIA+-+http://b2l.me/hn94v+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/&amp;title=DONNE+AL+LAVORO+NELLA+TERZA+ITALIA" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/02/donne-al-lavoro-nella-terza-italia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>BERLIN, L’EFFACEMENT DES TRACES</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l%e2%80%99effacement-des-traces/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l%e2%80%99effacement-des-traces/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 13:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film, video, multimedia]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[museo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1292</guid>
		<description><![CDATA[
Exposition - Berlin, L’effacement des traces
Musée d’Histoire Contemporaine &#8211; BDIC, Hôtel national des Invalides, Paris 21 ottobre – 31 dicembre 2009
recensione di Laure Bouscasse


Le vingtième  anniversaire de la chute du Mur de Berlin a initié un vent de création déferlant sur toute l’Europe. En France, la Bibliothèque de Documentation Internationale Contemporaine (BDIC), centre de recherche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/affiche_bdic_berlin_m2-2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1335" title="affiche_bdic_berlin_m2  2" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/affiche_bdic_berlin_m2-2-206x300.jpg" alt="affiche_bdic_berlin_m2  2" width="206" height="300" /></a></p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Exposition -</strong> </span><span style="color: #800000;"><strong>Berlin, L’effacement des traces</strong></span></p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Musée d’Histoire Contemporaine &#8211; BDIC, Hôtel national des Invalides, Paris 21 ottobre – 31 dicembre 2009</span></strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><em>recensione di<span style="color: #800000;"> </span></em></span><span style="color: #800000;"><em>Laure Bouscasse</em></span></p>
<p><span style="color: #800000;"><em><br />
</em></span></p>
<p>Le vingtième  anniversaire de la chute du Mur de Berlin a initié un vent de création déferlant sur toute l’Europe. En France, la Bibliothèque de Documentation Internationale Contemporaine (BDIC), centre de recherche et d’archives de l’université de Nanterre, demande à treize artistes de mettre en scène Berlin. Un cycle de conférences, débats et projections de film viendront agrémenter l’exposition présente dans les quatre petites salles du Musée d’Histoire Contemporaine installé à l’Hôtel des Invalides de Paris.</p>
<p>À travers le titre évocateur de <em>Berlin, l’effacement des traces</em>, l’exposition prend à témoin l’architecture et l’urbanisme de la ville comme matière révélatrice des changements politiques, économiques et sociaux notables ces vingt dernières années. Photos, affiches, bibelots, enregistrements sonores et vidéo révèlent ces preuves incontestables de métamorphose urbaine. Ils composent un puzzle mémoriel où chaque pièce exposée propose son interprétation du jeu en cours. Que reste-il de Berlin-Est ?</p>
<p>L’installation <em>Palast der Repubblik, démontage sélectif</em>, 2006-2009, film documentaire de Dominique Treilhou mélange images de destruction aux sonorités métalliques et commentaires témoignant des combats menés pour et contre la destruction du palais plongeant intelligemment le spectateur au cœur du procédé mémoriel : entre volonté d’oubli et désir de conservation. Au travers de ces bribes de discours, chacun et chacune offre son point de vue bref sur un événement bouleversant l’organisation spatiale de la ville dans son ensemble.</p>
<p>Dans cette ville redessinée, le psycho-mapping de Jan Svenungsson est un excellent exercice d’attention. Reproduites les unes à partir des autres, la vingtaine de cartes exposées montre Berlin sensiblement en mutation. Les traits de crayons se sont reportés d’une planche à l’autre sans pour autant se répéter. Au moment où on se laisserait volontiers porter par les transformations successives de Berlin, ces plan(che)s de ville suscitent la curiosité sans donner de véritable clefs d’accès au mécanisme de l’exercice du psycho-mapping.</p>
<p>L’expérience fantastique de la langue allemande par divers procédés  sonores installés dans les quatre salles de l’exposition permet la superposition des voix ; chacun donnant sa version des faits.</p>
<p>Les travaux pris un à un et faisant partie intégrante d’un ensemble, évoque par un jeu de temporalités une pluralité d’histoires. La juxtaposition des supports exposés permet la comparaison entre ce qui était et ce qui est toujours. Cependant la multiplicité des échelles temporelles allant de 89 à aujourd’hui se fait au détriment de la compréhension de la complexité de la ville et de ses histoires.</p>
<p>Les éléments de compréhension du phénomène souvent appelé de façon réductive « la chute du mur » peinent à émerger de l’exposition. <em>Le cabinet des curiosités</em> (bric-à-brac d’objets -parfois- non identifiables) ou la vitrine de produits dérivés aux couleurs de la RDA présentent, sous couvert d’ironie, une accumulation d’objets mis en boîte. Ainsi muséifiés, ces éléments n’entrent pas en interaction avec le public.</p>
<p>Un entretien en noir et blanc de L. Wolf, enregistré pourtant en 2009 par la BDIC et projeté sur un téléviseur des années 90 « comme avant », retiendra particulièrement l’attention du spectateur avisé. L’absence des questions au témoin surprend. Quand on connaît le minutieux travail fourni par la BDIC en matière de recollement de mémoires orales, on a peine à croire qu’une telle mise en scène puisse être présentée.</p>
<p>Les recoins de l’exposition suscitent la curiosité pour des oeuvres qui pourtant mériterait une place centrale. C’est peut-être aussi cela Berlin : les interstices.</p>
<p>Ce voyage décousu sur les traces d’une ville en quête de formes mérite grandement d’aller se plonger dans le catalogue<a href="#_ftn1">[1]</a> de l’exposition, véritable guide de lecture de l’événement.</p>
<p>À l’heure de la célébration du « reste » décontextualisé, on s’interroge sur véritable sens donné à l’effacement des traces.</p>
<hr size="1" /><a href="#_ftnref1">[1]</a> S. Combe, T. Dufrêne et R. Robin,<em> Berlin, L’effacement des traces</em>, Musée d’Histoire Contemporaine, BDIC, Paris et Fage Editions, Lyon, 2009.</p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22BERLIN%2C%20L%E2%80%99EFFACEMENT%20DES%20TRACES%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22%0D%0A%0D%0AExposition%20-%20Berlin%2C%20L%E2%80%99effacement%20des%20traces%0D%0A%0D%0AMus%C3%A9e%20d%E2%80%99Histoire%20Contemporaine%20-%20BDIC%2C%20H%C3%B4tel%20national%20des%20Invalides%2C%20Paris%2021%20ottobre%20%E2%80%93%2031%20dicembre%202009%0D%0A%0D%0Arecensione%20di%20Laure%20Bouscasse%0D%0A%0D%0A%0D%0A%0D%0A%0D%0ALe%20vingti%C3%A8me%C2%A0%20anniversaire%20de%20la%20chute%20du%20Mur%20de%20Berlin%20a%20initi%C3%A9%20un%20vent%20de%20cr%C3%A9ation%20d%C3%A9f%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l%e2%80%99effacement-des-traces/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l’effacement-des-traces/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l%e2%80%99effacement-des-traces/&amp;t=BERLIN%2C+L%E2%80%99EFFACEMENT+DES+TRACES" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l%e2%80%99effacement-des-traces/&amp;t=BERLIN%2C+L%E2%80%99EFFACEMENT+DES+TRACES" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=BERLIN%2C+L%E2%80%99EFFACEMENT+DES+TRACES+-+http://b2l.me/f2bb9+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l%e2%80%99effacement-des-traces/&amp;title=BERLIN%2C+L%E2%80%99EFFACEMENT+DES+TRACES" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/02/berlin-l%e2%80%99effacement-des-traces/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>COME UN UOMO SULLA TERRA</title>
		<link>http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/</link>
		<comments>http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 15:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Film, video, multimedia]]></category>
		<category><![CDATA[RECENSIONI]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[film documentario]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[narrazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.aisoitalia.it/?p=1132</guid>
		<description><![CDATA[Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Asinitas Onlus, ZaLab, Italia 2008, 61’
recensione di: Chiara Lenarduzzi
“Voglio cominciare dal fischio di un treno. Mi ricorda mio padre”. La voce è quella di Dagmawi Yimer e dal primo istante iniziamo insieme a lui il viaggio di “Come un uomo sulla terra”, lavoro documentario sugli “effetti collaterali” degli accordi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;"><strong><a href="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/1giugno_come_un_uomo_sulla_terra.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1134" title="1giugno_come_un_uomo_sulla_terra" src="http://www.aisoitalia.it/wp-content/uploads/1giugno_come_un_uomo_sulla_terra-150x150.jpg" alt="1giugno_come_un_uomo_sulla_terra" width="150" height="150" /></a>Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene<em></em>, Asinitas Onlus, ZaLab, Italia 2008, 61’</strong></span></p>
<p><strong><em>recensione di: Chiara Lenarduzzi</em></strong></p>
<p>“Voglio cominciare dal fischio di un treno. Mi ricorda mio padre”. La voce è quella di Dagmawi Yimer e dal primo istante iniziamo insieme a lui il viaggio di “Come un uomo sulla terra”, lavoro documentario sugli “effetti collaterali” degli accordi italo-libici per la gestione delle migrazioni. Le prime immagini sono quelle di un treno e di una stazione, luoghi che fanno da sfondo alla voce fuori campo di Dag in momenti precisi del film, che danno ritmo e forniscono una cornice alla vicenda narrata. Sono spazi della periferia romana, che diventano un’immagine simbolica dei margini e un modo per meglio far fluire il racconto cinematografico. Esso cerca di seguire, nel suo strutturarsi, la narrazione di un’esperienza drammatica: l’attraversamento del deserto tra Libia e Sudan finalizzato all’arrivo sulla costa e al successivo viaggio dentro il Mediterraneo, fino ad un altro mondo, che sembra a portata di mano. Dag, studente di giurisprudenza ad Addis Abeba, scappa dall’Etiopia in seguito ad una strage durante una grande manifestazione studentesca. Se ne va senza dire nulla a suo padre. Nel viaggio che intraprende, però, oltre alle disavventure con i trafficanti di uomini, si imbatte anche nella violenza strutturata ed inaudita della polizia libica. L’ossatura del documentario è costituita da questa storia dolorosa, che viene narrata e guardata attraverso le interviste ad altri giovani sudanesi, eritrei ed etiopi, approdati in Italia nello stesso modo. Le immagini sono infatti state girate prevalentemente all’interno della scuola di italiano Asinitas Onlus di Roma, coordinata da Marco Carsetti. Dag, che durante le interviste è voce e volto dentro il campo visivo dello spettatore, chiede ad altri giovani di raccontare la loro esperienza. Gli occhi, le parole, le lacrime, i silenzi, i segni della violenza ancora visibili sul corpo, affrescano la grande autorappresentazione di questo gruppo di rifugiati politici. Ci sono degli elementi che accomunano tutti questi racconti: il deserto, la cattura e la prigionia nelle carceri libiche per mesi, i respingimenti e l’azione puntuale dei trafficanti, pronti a sfruttare la compiacenza della polizia locale e la disperazione dei migranti per ricomprarli e fargli intraprendere nuovamente tutto l’inferno appena sperimentato. Un eterno ritorno che impiega a volte anni primi di essere spezzato. La scelta del montaggio è quella di alternare l’individuo, con la sua esperienza biografica irriducibile, alle immagini dei media. Il volto e la parola contro i muti barconi straripanti di massa umana, che hanno rappresentato per mesi l’unico appiglio visivo dello spettatore sui migranti del mare. In questo modo, sottolineando lo scarto comunicativo tra l’esperienza del documentario e l’informazione generalista e strumentalizzata politicamente, emerge, in tutta la sua violenta ambiguità, la parola “clandestino”, sostituita sempre più spesso a quella di “rifugiato” o “migrante”. Le immagini di repertorio dei telegiornali e le parole dei politici italiani sugli accordi italo-libici si appoggiano sull’altra realtà, di cui siamo qui testimoni, come una maschera grottesca.</p>
<p>La forza di questo documentario poggia su molteplici livelli. La denuncia del taciuto, dell’omesso, dell’informazione negata, si accompagna allo svelamento dei meccanismi comunicativi usati dai media per aggirare il tema che qui viene trattato e che può essere riassunto dalla metafora di Dag: l’Italia sta agendo nei confronti dei migranti un po’ come la gatta con i suoi piccoli, cioè tiene chi è forte e mangia chi è più debole. Il documentario sembra cercare tutti i modi per far arrivare la verità allo spettatore e questa tensione ha il suo apice probabilmente quando Dag, insieme ad un altro ragazzo della scuola, chiama un loro conoscente, catturato e rinchiuso in una prigione libica da più di un anno, con il quale si instaura un dialogo telefonico straziante. L’effetto di coinvolgimento emotivo è dunque l’elemento dominante, prodotto anche dall’empatia che si instaura tra Dag e i suoi intervistati. Essi accettano di parlare perché davanti si trovano l’unica persona in grado di capire cosa abbia significato quel viaggio: uno che a sua volta l’abbia intrapreso. La forza del documentario sta in questo meccanismo e infatti le testimonianze raccolte da Dag ne costituiscono il nucleo, anche se in certi momenti il documentario assume i modi dell’inchiesta giornalistica. Il documentario sa che può evocare ma mai descrivere attraverso le immagini: prigioni, sete, caldo, percosse, paura, umiliazione diventano oggetti concreti perché raccontati. L’unica evasione può essere quella della voce fuori campo e forse qualche immagine del deserto. Cielo e sabbia visti da un’automobile in corsa. Dag entra in un container. È vuoto. Ne misura con il suo passo le dimensioni e il buio infinto, che contrasta con la luce accecante del deserto. La porta si chiude. Eppure noi sappiamo che può contenere decine e decine di persone stipate, senza la possibilità di bere o di fare i propri bisogni, se non in piedi. Sappiamo anche che qualcuno soffoca per il caldo e noi lo possiamo visualizzare perché abbiamo ascoltato e visto negli occhi di chi racconta.</p>
<p>Per questo motivo il lavoro si interroga sul ruolo della memoria e sul senso di raccontare e forse le parole di una ragazza, legata per giorni e violentata dalla polizia libica, chiosano tutto: “Io ho accettato di raccontare non per avere la pietà degli italiani ma perché ho la speranza che questo non accada più”.</p>
<p>La vicenda di questo film è forse sintomatica di questa necessità. Il successo decretato dal passaparola, le proiezioni pubbliche organizzate dalle associazioni culturali e di volontariato, l’interesse e la commozione suscitati negli spettatori fanno pensare ad una voglia di accedere alle fonti orali in prima persona, senza i troppi filtri a cui siamo abituati.</p>


<!-- Begin SexyBookmarks Menu Code -->
<div class="sexy-bookmarks sexy-bookmarks-center">
<ul class="socials">
		<li class="sexy-mail">
			<a href="mailto:?subject=%22COME%20UN%20UOMO%20SULLA%20TERRA%22&amp;body=I%20thought%20this%20article%20might%20interest%20you.%0A%0A%22Andrea%20Segre%2C%20Dagmawi%20Yimer%2C%20Riccardo%20Biadene%2C%20Asinitas%20Onlus%2C%20ZaLab%2C%20Italia%202008%2C%2061%E2%80%99%0D%0A%0D%0Arecensione%20di%3A%20Chiara%20Lenarduzzi%0D%0A%0D%0A%E2%80%9CVoglio%20cominciare%20dal%20fischio%20di%20un%20treno.%20Mi%20ricorda%20mio%20padre%E2%80%9D.%20La%20voce%20%C3%A8%20quella%20di%20Dagmawi%20Yimer%20e%20dal%20primo%20istante%20iniziamo%20insieme%20a%20lui%20il%20viaggio%20di%20%E2%80%9CCome%20u%22%0A%0AYou%20can%20read%20the%20full%20article%20here%3A%20http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/" rel="nofollow" title="Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?">Vuoi segnalarlo via mail ad un amico?</a>
		</li>
		<li class="sexy-comfeed">
			<a href="http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/feed" rel="nofollow" title="Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?">Vuoi iscriverti ai commenti per questo post?</a>
		</li>
		<li class="sexy-facebook">
			<a href="http://www.facebook.com/share.php?v=4&amp;src=bm&amp;u=http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/&amp;t=COME+UN+UOMO+SULLA+TERRA" rel="nofollow" title="Condividi suFacebook">Condividi suFacebook</a>
		</li>
		<li class="sexy-myspace">
			<a href="http://www.myspace.com/Modules/PostTo/Pages/?u=http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/&amp;t=COME+UN+UOMO+SULLA+TERRA" rel="nofollow" title="Pubblicalo suMySpace">Pubblicalo suMySpace</a>
		</li>
		<li class="sexy-twitter">
			<a href="http://twitter.com/home?status=COME+UN+UOMO+SULLA+TERRA+-+http://b2l.me/enhw7+" rel="nofollow" title="Tweetalo!">Tweetalo!</a>
		</li>
		<li class="sexy-delicious">
			<a href="http://del.icio.us/post?url=http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/&amp;title=COME+UN+UOMO+SULLA+TERRA" rel="nofollow" title="Condividi sudel.icio.us">Condividi sudel.icio.us</a>
		</li>
</ul>
<div style="clear:both;"></div>
</div>
<!-- End SexyBookmarks Menu Code -->

]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.aisoitalia.it/2010/01/come-un-uomo-sulla-terra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

