SAGGI E ARTICOLI GIA’ EDITI
L’INTERVISTA STRUMENTO DI DOCUMENTAZIONE. GIORNALISMO, ANTROPOLOGIA, STORIA ORALE
Nel 1986 si svolse presso l’auditorium della Discoteca di Stato [ora Istituto centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi] il convegno “L’intervista strumento di documentazione. Giornalismo, antropologia, storia orale” per focalizzare appunto l’intervista come mezzo, o meglio metodologia, utile alla acquisizione di documentazione finalizzata alla ricerca storica, antropologica e alla comunicazione. Nei tre giorni di quel convegno si avvicendarono sui tre temi relatori quali Gianni Letta, Enzo Roggi, Walter Mauro, Giovanni Ferrara, Gianni Minà, Diego Carpitella, Danilo Dolci, Luigi Lombardi-Satriani, Nuto Revelli, Domenico De Masi, Paolo Spriano, Lucio Villari, Gabriele De Rosa, Giuseppe Galasso, che illustrarono l’interesse per lo “strumento intervista” diretto alla creazione di fonti utili alle loro ricerche e alla loro attività. [continua]
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FONTI ORALI E STORIA. L’ESPERIENZA DELL’ISTITUTO BERGAMASCO PER LA STORIA DELLA RESISTENZA E DELL’ETÀ CONTEMPORANEA
Giuliana Bertacchi
Non ho la presunzione di affrontare un tema tanto complesso, anche se non più controverso come lo è stato anni fa; del resto l’esperienza dell’Isrec di Bergamo, passata al vaglio critico, non consentirebbe di esemplificare adeguatamente neppure gli aspetti fondamentali del problema. E’ un’esperienza che tuttavia vale la pena di ripercorrere, sia pure rapidamente, perché può mettere in luce alcuni elementi della storia delle fonti orali e della loro fortuna, almeno all’interno del dibattito e dell’attività degli Istituti della Resistenza, e può suggerire alcuni spunti di discussione su un piano più generale. [continua]
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LE GUERRE NON FINISCONO MAI. FONTI ORALI, STORIOGRAFIA, CULTURE DI GUERRA.
Farò alcune considerazioni sul rapporto tra storia orale e guerre, con tre tesi di fondo che posso anticipare qui: 1) è la guerra che “sdogana” la storia orale e la fa entrare nel campo della storiografia; 2) la storia orale ha rinnovato la storiografia, cioè ha contribuito in maniera determinante a ridefinire negli ultimi decenni il modo in cui si studiano le guerre; 3) la storia orale non ha solo rinnovato, ma sta forzando i confini della storiografia. [continua]
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LA LIBERAZIONE DI GORIZIA: 1 MAGGIO 1945
IDENTITA’ DI CONFINE E MEMORIE DIVISE.
Studiare un confine, una borderland, vuol dire affrontare un complesso nodo di questioni che non possono limitarsi agli aspetti politici, militari e geografici. La costruzione o cancellazione di un confine, la sua modificazione o spostamento, obbligano a confrontarsi anche con «l’intreccio tra il loro profilo territoriale e quello che invece si gioca sul piano delle identità e delle appartenenze, [con] i diversi significati attribuiti alle frontiere dai diversi soggetti politici e sociali» [continua]
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MEMORIE DI CONFINE E IDENTITA’ PLURIME. IL CONFINE ITALO-JUGOSLAVO NEI RACCONTI DI VITA DEI TESTIMONI: 1943-1947
Diacronie. Studi di Storia Contemporanea : il dossier [on-line], N.1, 19/10/2009
ANTEPRIMA] – Il 15 settembre del 1947, dopo la caduta del fascismo e dopo quattro anni in cui si sono susseguite amministrazioni tedesche, jugoslave e anglo americane, viene definito il confine che divide l’Italia e la Jugoslavia. [continua]
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Antonella De Palma e Cesare Bermani (a cura di); “Fonti orali”, Società di Mutuo Soccorso Ernesto De Martino, Venezia.
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d’uso per riferirsi a quello che più propriamente andrebbe designato come uso delle
fonti orali in storiografia.


